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Cina, il Covid non ferma il festival di Yulin: “Trucidati migliaia di cani”

Immagine di copertina
Credit: EPA/STR

Neanche il Covid ferma il Festival di Yulin, il macabro evento dedicato alla carne di cane del piccolo centro di Yulin, nella Regione Autonoma di Guangxy Zhuang, in Cina. L’appuntamento del “Yulin dog meat festival“, fissato ogni anno a giugno, con inizio nel giorno del solstizio d’estate, è criticato a livello internazionale per il trattamento subito dagli animali, massacrati a decine di migliaia.

Nel corso dei 10 giorni del Festival di Yulin è prevista sia la vendita che il consumo della carne del cane, generando le proteste degli animalisti di tutto il mondo, che chiedono la fine di simili iniziative. Le immagini diffuse dai media e dalle associazioni animaliste documentano la barbarie che inizia sin dalle prime fasi del trasporto degli animali vivi, come denunciato dai filmati diffusi da Humane Society International.

festival di yulin
Credit: EPA/STRINGER

“In Cina, questo festival è soltanto uno spettacolo crudele, che porta migliaia di animali a soffrire terribilmente. – si legge sul sito dell’associazione HSI – Migliaia di cani e gatti vengono presi dalle strade e dai cortili, stipati in gabbie metalliche e accatastati su camion, dove trascorrono intere settimane senza cibo, acqua e conforto. Molti muoiono per malattie, disidratazione, soffocamento o colpi di calore molto prima ancora di raggiungere i macelli ed mercati, la loro ultima e triste destinazione dove verranno picchiati a morte con pali di metallo“.

Eppure in Cina qualche sforzo per fermare la vendita di carne di cane è stato compiuto. Le città di Shenzhen e Zhuhai nella Cina Sud Orientale, rispettivamente al confine con Hong Kong e Macao, ad esempio ne hanno vietato il commercio emanando un decreto vincolante che prevede pesanti sanzioni per chi dal 1 maggio 2020 traffica o consuma carne di cane o di gatto, con multe per circa trenta volte il valore di ciò che si sta mangiando o trafficando, facendo propria una nota del governo e del Ministero dell’Agricoltura e delle Attività Rurali, che li definisce amici dell’uomo. Una seconda nota del governo arrivata a maggio di quest’anno ne vieta l’uso nei laboratori per scopi scientifici.

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