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Egitto: la seconda udienza del processo contro Patrick Zaki dura solo due minuti, chiesto il rinvio

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Egitto: la seconda udienza del processo contro Patrick Zaki dura solo due minuti, chiesto il rinvio

È durata pochi minuti la seconda udienza del processo contro Patrick Zaki, lo studente dell’Università di Bologna arrestato in Egitto a febbraio 2020. Dopo due minuti il giudice del tribunale di Mansura si è ritirato per valutare la richiesta della legale del 28enne egiziano, che ha chiesto un rinvio. Il giudice, che già oggi avrebbe potuto emettere un verdetto sul caso, ha rinviato il processo al 7 dicembre.

“Un rinvio lunghissimo che sa di punizione”, ha scritto su Twitter il portavoce di Amnesty International Italia, Riccardo Noury. “Quel giorno saranno trascorsi 22 mesi dall’arresto: 22 mesi di crudeltà e sofferenze inflitte a Patrick, ma anche di grande resistenza da parte sua”.

Zaki, imputato per aver diffuso informazioni false, è stato portato nella gabbia degli imputati in manette, portando con sé una bottiglia d’acqua. Ha tentato di rivolgersi al padre George e alla sorella Marise, presenti in aula come nella prima udienza, ma è stato fermato dalla polizia, che gli ha consentito di parlare solo con la sua legale. L’avvocata ha chiesto al giudice un rinvio per poter studiare gli atti e ha chiesto una copia autenticata del fascicolo sullo studente, che finora ha potuto consultare solo presso gli uffici giudiziari, senza poterlo studiare adeguatamente.

Negli ultimi giorni era stato ipotizzato che Zaki potrebbe essere ancora imputato anche per i reati di propaganda sovversiva e terroristica, accuse che sembravano essere cadute prima dell’inizio del processo. Una possibilità che, secondo quanto dichiarato da Amnesty International Italia, suscita “enorme preoccupazione”.

Zaki è stato arrestato l’8 febbraio 2020 dalle forze di sicurezza egiziane poco dopo essere atterrato al Cairo, con l’accusa di propaganda sovversiva su internet. Secondo gli avvocati di Zaki, dopo il suo arresto è stato interrogato all’aeroporto per 17 ore dagli agenti dell’Agenzia di sicurezza nazionale egiziana (NSA), che lo hanno tenuto bendato e ammanettato mentre lo torturavano con scosse elettriche oltre a picchiarlo sulla pancia e sulla schiena.

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