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Home » Esteri

I documenti mai visti prima sulle politiche di censura di Facebook

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Alcuni documenti svelati dal Guardian mostrano che il social network ha un manuale di intervento molto preciso e dettagliato per tutti i moderatori

Un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian è riuscita, attraverso fonti interne e documenti finora sconosciuti al di fuori dei dipendenti dell’azienda, a svelare quali sono le regole e le linee guida di Facebook per quanto riguarda temi come la violenza, l’odio, il terrorismo, la pornografia e il razzismo.

Battezzati Facebook Files, questi documenti mostrano che il social network fondato da Mark Zuckerberg, al quale sono iscritti due miliardi di persone nel mondo, ha un manuale di intervento molto preciso e dettagliato per tutti i moderatori, gli impiegati che si occupano di censurare o segnalare contenuti che non dovrebbero essere presenti sulla piattaforma.

Gli stessi moderatori, a detta delle fonti del Guardian, sono sopraffatti dal lavoro, vista l’enormità dei contenuti da monitorare, e a volte hanno solo dieci secondi per prendere una decisione, oltretutto con politiche che a volte si contraddicono.

Per esempio, per quanto riguarda le minacce di violenza, le linee guida danno ordini apparentemente poco comprensibili, che intimano di segnalare dichiarazioni come “Qualcuno spari a Trump” o “Accoltelliamo i sionisti”, ma permettono la presenza di frasi come “Per torcere il collo di una stronza, applicate tutta la vostra pressione al centro della sua gola”, “Prendiamo a calci chi ha i capelli rossi” o “Picchiamo i ragazzini grassi”.

Questo perché in quanto capo di stato, Trump rientra in una categoria protetta, così come i membri delle forze dell’ordine, attivisti, giornalisti e “gruppi vulnerabili” come i sionisti. 

I video di morti violente non devono sempre essere eliminati, perché possono contribuire a creare consapevolezza di problemi come le malattie mentali. Anche le foto di abusi non sessuali su bambini e animali non devono sempre essere eliminate a meno di casi specifici, così come i video che ritraggano aborti “a meno che non ci sia nudità”.

Anche i casi di autolesionismo via Facebook live non vanno censurati perché non si vuole punire “persone in difficoltà”.

Ogni minaccia definita “generica”, e quindi considerata non reale, può essere lasciata al suo posto, perché espressione di frustrazione e disaccordo più che di una vera e propria volontà di agire con violenza, anche con frasi come “Ti ammazzo” o “Vaffanculo, muori”.

Per quanto riguarda la nudità, nel 2016 sono state introdotte modifiche alle linee guida di Facebook dopo che era stata fatta notare la censura su una storica foto scattata in Vietnam in cui una bambina nuda piangeva ustionata dal napalm. Sono permesse eccezioni in caso di notizie degne di nota, evitando però “immagini di nudità infantile nel contesto dell’Olocausto”.

Qui sotto, alcuni esempi delle slide con le quali i moderatori sono istruiti a operare, secondo quanto riportato dal Guardian nella sua inchiesta:

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