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Disuguaglianza al contrario: il 90% delle vittime di Coronavirus nei Paesi più ricchi al mondo

Una ricerca pubblicata su The Lancet sottolinea che il virus ha colpito in maniera molto più significativa i Paesi ricchi rispetto a quelli in via di sviluppo

Di Anna Ditta
Pubblicato il 7 Mag. 2020 alle 18:16 Aggiornato il 7 Mag. 2020 alle 18:18
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Immagine di copertina
Credits: ANSA

Disuguaglianza al contrario: il 90% delle vittime di Coronavirus nei Paesi più ricchi al mondo

All’inizio di maggio 2020 oltre il 90 per cento dei decessi per Coronavirus si sono verificati nei paesi più ricchi del mondo, una percentuale che, includendo Cina, Brasile e Iran sale al 96 per cento. A evidenziarlo è una ricerca intitolata “Il Covid-19 ha ribaltato la salute mondiale?” (Has COVID-19 subverted global health?) e pubblicata sulla rivista The Lancet, secondo cui il virus ha colpito in maniera molto più significativa i Paesi ricchi rispetto a quelli in via di sviluppo.

Il numero dei contagi da Coronavirus nel mondo è arrivato a oltre 3milioni e 700mila casi, mentre le vittime sono quasi 265mila. I paesi col maggior numero di morti sono Stati Uniti, Regno Unito, Italia, Spagna e Francia. Per i ricercatori, la causa del dislivello tra i Paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo si troverebbe nel diverso profilo demografico: mentre nei Paesi più ricchi l’età media e l’aspettativa di vita risultano essere più alte, quelli più poveri hanno una popolazione nettamente più giovane e, di conseguenza, contano meno vittime. Gli autori della ricerca si chiedono quindi quali misure dovrebbero adottare i paesi più poveri. Dovrebbero ricorrere alla strategia del lockdown messa in atto in gran parte dell’Europa e degli Stati Uniti?

“Realisticamente”, scrivono i ricercatori, “è necessario un approccio basato sulla comunità che enfatizzi la ricerca attiva dei casi (attraverso la diagnosi della sindrome laddove non sia disponibile la diagnosi confermata in laboratorio) da parte degli operatori sanitari della comunità e di chi fornisce cure primarie, con la tracciabilità dei contatti e la quarantena domiciliare, specialmente all’inizio di un’epidemia”. Allo stesso tempo i ricercatori suggeriscono a questi paese di “permettere alle persone vadano avanti con la propria vita”, infatti “le politiche di blocco generalizzato e l’attenzione per l’assistenza sanitaria ad alta tecnologia potrebbero involontariamente portare a malattie e morte ancora maggiori, colpendo in modo sproporzionato i poveri”. Invece, “se tali politiche sono obbligate dal consenso globale, allora le istituzioni finanziarie globali devono cancellare i debiti in sospeso da paesi a basso reddito e finanziare le risorse necessarie per sostenere la ripresa economica di questi paesi”.

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