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Coronavirus, l’Oms aveva previsto la pandemia già a settembre 2019

Due mesi prima della scoperta del focolaio di Sars-Cov-2 a Wuhan, l'Oms aveva avvertito la comunità internazionale. Ma il report è rimasto inascoltato

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 19 Mar. 2020 alle 12:29
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Medici in prima linea Credits: Ansa

Coronavirus l’Oms aveva previsto la pandemia a settembre 2019

Coronavirus: l’Oms aveva previsto tutto? Lo scorso settembre l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva incaricato un gruppo di esperti per un rapporto intitolato “Un mondo a rischio”, che parlava di una possibile epidemia su scala mondiale. Nelle 48 pagine i tecnici Oms scrivevano: “La malattia prospera nel disordine, le epidemie sono in aumento e lo spettro di una emergenza sanitaria globale incombe su di noi”. Solo due mesi più tardi sarebbe arrivato il primo caso di infezione da nuovo Coronavirus, a Wuhan. “C’è una minaccia molto reale di una pandemia in rapido movimento – si legge a pag 27 del rapporto – altamente letale, di un agente patogeno respiratorio che potrebbe uccidere da 50 a 80 milioni di persone e spazzare via quasi il 5 per cento dell’economia mondiale”.

Qui il report dell’Oms completo

“Molte delle raccomandazioni esaminate sono state attuate male, o non sono state attuate affatto e persistono gravi lacune. È ormai tempo di agire”, dichiaravano gli scienziati dell’Oms nel loro studio, rilevando che i Paesi si erano trovati impreparati di fronte a quei casi di contagio. Tra il 2011 e il 2018 “l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha seguito 1.483 eventi epidemici in 172 Paesi”, oltre a quelli già citati, come Sars, Mers e febbre gialla. Questi virus introducevano “una nuova era di epidemie ad alto impatto, e potenzialmente a diffusione rapida”.

“Gli agenti patogeni si diffondono attraverso le goccioline respiratorie, possono infettare un gran numero di persone molto velocemente e, con le odierne infrastrutture di trasporto, si spostano rapidamente in diverse aree geografiche”, avevano predetto gli scienziati.

“La grande maggioranza dei sistemi sanitari nazionali non sarebbe in grado di gestire un grande afflusso di pazienti infettati da un agente patogeno respiratorio capace di una facile trasmissibilità e di un’elevata mortalità”, indicano gli esperti. Soprattutto in un periodo storico in cui “i governi, gli scienziati e i sistemi sanitari di molti Paesi stanno affrontando un crollo della fiducia pubblica che minaccia la loro capacità di funzionare in modo efficace“.

“La Banca Mondiale stima che una pandemia influenzale globale costerebbe all’economia 3.000 miliardi di dollari, ovvero fino al 4,8 percento del Pil. Il costo sarebbe del 2,2 per cento del Pil anche per una pandemia influenzale moderatamente virulenta“, avvertivano ancora dall’Oms. E il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha confermato che il Sars-Cov-2 ha scatenato “la crisi sanitaria che segna la nostra epoca”, concludendo che “crisi così tirano fuori il meglio e il peggio dell’umanità”.

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