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“Col caldo il Coronavirus diventa innocuo”. Il report degli scienziati russi

Di Redazione TPI
Pubblicato il 9 Mag. 2020 alle 07:53 Aggiornato il 9 Mag. 2020 alle 07:53
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“Il Coronavirus diventa completamente innocuo con temperature superiori ai 30 gradi”. Ad affermarlo è il Rospotrebnadzor, l’Autorità federale per la Salute russa, nelle sue comunicazioni sull’andamento dell’epidemia di Covid-19. Secondo gli scienziati russi è praticamente certo che, superate determinate temperature, il virus perda “la sua capacità di causare la malattia”. Secondo il report “La bassa umidità e i raggi solari distruggono il virus”, il quale “muore del tutto ad una temperatura superiore ai 70 gradi centigradi”.

Il Coronavirus sopravviverà al caldo? Cosa dicono gli altri esperti
Sono molti i virus respiratori che si affievoliscono con l’estate. Questo è dovuto alle temperature che rendono instabili le goccioline di fomiti (saliva, starnuti, tosse ecc…) che trasportano il virus nell’ambiente. Questo meccanismo è noto ai virologi da decenni, e spiega perché tutte le infezioni virali respiratorie sono altamente stagionali con predilezione per l’inverno. In secondo luogo è da considerare quanto la temperatura climatica agisce direttamente sul Coronavirus. Secondo l’ultimo rapporto tecnico dell’Istituto superiore di sanità il Covid-19 può essere rilevato “fino a sette giorni a 22 gradi, o fino a un giorno a 37 gradi. Dopo 30 minuti a 56 gradi e dopo 5 minuti a 70 gradi”, con alcune differenze a seconda delle superfici o della tipologia dell’aria e dell’inquinamento.

Sono questi i motivi per cui il Coronavirus sembra preferire un clima fresco e asciutto rispetto a Paesi con clima caldo e umido. È da sottolineare però che parte di questi studi sono solo “osservazionali” e che altre ricerche negano una dipendenza tra la temperatura atmosferica e la trasmissione del virus. È innegabile comunque che le aree geografiche che tra gennaio e marzo hanno avuto temperature medie superiori ai 18 gradi contano oggi complessivamente meno contagi rispetto alle zone più fredde. Le motivazioni possono essere quelle sopraindicate ma anche legate al fatto che nella bella stagione i contatti possono avvenire più spesso all’aperto e non in luoghi chiusi dove la carica virale è maggiore. Di questo avviso è anche Sylvie Briand, direttore del dipartimento per la gestione dei rischi infettivi dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), secondo cui “il caldo e la vita all’aria aperta potrebbero limitare il contagio”.

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