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Home » Esteri

Israele, il Likud fuga i dubbi di Trump: “Benjamin Netanyahu si ricandiderà”

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Il premier di Israele Benjamin Netanyahu. Credit: CNP/AdMedia/SIPA / AGF

All’Abc il presidente Usa aveva affermato di non sapere se il premier si sarebbe ripresentato alle elezioni politiche israeliane, che dovranno tenersi entro il 27 ottobre

Il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu, si candiderà alle prossime elezioni politiche, che dovranno tenersi entro il 27 ottobre. L’annuncio arriva in una nota diramata oggi dal suo partito Likud, che ha così fugato i dubbi espressi in una recente intervista dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

L’annuncio del Likud e i dubbi di Trump
Il Primo Ministro Netanyahu si candiderà alle prossime elezioni e, con l’aiuto di Dio, vincerà”, si legge nel comunicato diramato oggi su Telegram dal partito di destra al governo in Israele. Una nota piuttosto scarna, che sembra rispondere ai dubbi espressi ieri dall’inquilino della Casa bianca e principale alleato internazionale del premier israeliano.
Trump, in un’intervista concessa al corrispondente dell’Abc Jonathan Karl, aveva infatti dichiarato di non sapere se Netanyahu avesse intenzione di candidarsi alle prossime elezioni in Israele, chiedendosi “se anche solo Bibi voglia continuare”. Alla domanda diretta del giornalista sulle prospettive di una ricandidatura del premier, il più longevo nella storia di Israele, il presidente Usa ha risposto: “Non lo so, ha avuto una carriera straordinaria”. “Vuole continuare?”, si è chiesto retoricamente Trump, secondo il resoconto pubblicato sui social dallo stesso Karl. “Perché, sapete, è stato un primo ministro in tempo di guerra. Vinceremo la guerra a breve, in un modo o nell’altro, e sapete, è stato un primo ministro in tempo di guerra”, ha aggiunto il presidente Usa, riferendosi al conflitto scatenato insieme a Israele contro l’Iran il 28 febbraio e tuttora in corso. “Va bene così, proprio come io sono stato un presidente in tempo di guerra”.
Per la prima volta in quasi 14 anni, a novembre scorso il Likud aveva tenuto le elezioni interne per le proprie sezioni municipali e per il Comitato centrale del partito. In assenza di un vero sfidante alla leadership di Netanyahu, agli iscritti al movimento era stato semplicemente chiesto di approvare la sua conferma alla presidenza del Likud. Un sondaggio pubblicato ieri dall’Israel Democracy Institute, condotto dal 31 maggio al 5 giugno, ha rilevato che il 61% degli israeliani in generale e il 57% degli israeliani di origine ebraica in particolare ritiene che il primo ministro 76enne non dovrebbe ricandidarsi. Inoltre, quasi tutti i sondaggi condotti in Israele negli ultimi due anni mostrano che la sua coalizione di estrema destra potrebbe non riuscire a ottenere la maggioranza alla Knesset.

Politico dei record
Non solo Benjamin Netanyahu ha governato per quasi 18 degli ultimi trent’anni, diventando il premier più longevo della storia di Israele, ma quando nel 1996 fu eletto per la prima volta a capo dell’esecutivo, fu il primo nato dopo la fondazione dello Stato a ricevere l’incarico. Malgrado sia venuto al mondo a Tel Aviv muovendo i primi passi a Gerusalemme, crebbe però negli Stati Uniti, nella zona di Philadelphia, finché alla fine degli anni Sessanta non tornò con la famiglia in Israele.
Arrivato per la prima volta al governo nel giugno del 1996, il suo primo mandato si concluse nel luglio del 1999 dopo aver ostacolato in ogni modo l’attuazione degli Accordi di Oslo di tre anni prima e il processo di pace di Camp David, anche grazie alla giustificazione offerta dalla violenza degli attentati di Hamas. Ci vollero dieci anni, un ictus ad Ariel Sharon e la presa del potere di Hamas a Gaza per farlo tornare a capo dell’esecutivo: da allora, era il 2009, ha governato quasi ininterrottamente fino ad oggi, escluso l’anno e mezzo trascorso tra il giugno 2021 e il dicembre 2022. Malgrado i fallimenti del 7 ottobre 2023, i processi per corruzione, i massacri di civili a Gaza e in Libano e la guerra ancora in corso con l’Iran, intende candidarsi a guidare Israele per almeno altri quattro anni.

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