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Home » Esteri

Ci siamo sempre lavati le mani nel modo sbagliato | Come si fa

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Uno studio recente ha dimostrato che la “classica” maniera di lavarsi le mani è in realtà poco utile per una pulizia completa rispetto a quanto consigliato dall'OMS

Uno studio recentemente pubblicato dalla rivista scientifica Infection Control & Hospital Epidemiology dimostrerebbe che la “classica” maniera di lavarsi le mani è in realtà poco utile per una pulizia completa.

In particolare gli scienziati impegnati nello studio hanno messo a confronto il metodo di lavaggio raccomandato dal Centers for Disease Control and Prevention, che corrisponde di fatto al modo in cui più o meno tutti si lavano le mani quotidianamente, rispetto a quello promosso dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Lo studio era in particolare focalizzato sull’uso di disinfettanti in ambienti in cui l’igiene è fondamentale, come gli ospedali, e una pulizia più accurata può essere fondamentale nell’evitare la diffusione di qualsiasi batterio.

Il primo metodo, quello “classico”, prevede infatti tre semplici fasi: l’applicazione del sapone o disinfettante sul palmo di una mano; lo sfregamento tra i palmi di entrambe le mani e infine lo sfregamento su tutta la superficie delle mani fino a che non siano asciutte.

Il metodo dell’Oms vede invece molti più passaggi intermedi, che prevedono tra l’altro di incrociare le dieci dita tra loro, sia sui palmi che sui dorsi delle mani, infilare il pollice nel pugno dell’altra mano e ancora muovere una mano in un gesto circolare sull’altra.

Secondo la dottoressa Jacqui Reilly della Caledonian University di Glasgow che ha condotto lo studio, la pulizia delle mani rimane il gesto più importante che si possa fare per prevenire infezioni associate all’assistenza sanitaria, ma anche per qualsiasi altro genere di infezione quotidiana.

Il metodo dell’Oms, nonostante sembri apparentemente molto più complicato, richiede solo 42 secondi di tempo rispetto ai 35 secondi del metodo classico, ma i passaggi previsti sono sei, come spiega questo video del New York Times che li illustra nel dettaglio:

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