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Dove e con quali armi sono stati uccisi più civili nel mondo

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Oltre 30mila civili sono morti nel 2015 a causa di ordigni esplosivi, un aumento del 50% negli ultimi 5 anni. In Siria il dato più alto. Grafici di TPI per fare chiarezza

Il numero di civili uccisi o feriti a causa di armi esplosive è aumentato del cinquanta per cento in cinque anni. Secondo una ricerca condotta dalla Action on armed violence (AOAV), più di 33mila civili sono stati uccisi o feriti da armi esplosive solo nel 2015.

Delle 44mila persone rimaste uccise a causa di armi esplosive nel corso dell’ultimo anno, 33.307 erano infatti civili. 

Anche il numero di civili uccisi o feriti in attacchi suicidi è fortemente aumentato, con un incremento del 68 per cento rispetto al 2014, raggiungendo il numero di 9.205 persone. Il numero di civili feriti o uccisi da attentatori suicidi nel 2015 è stato superiore del 78 per cento rispetto al 2011, quando il monitoraggio è iniziato.

Attentati suicidi si sono verificati in 21 paesi, la cifra più alta mai registrata: Nigeria, Iraq, Afghanistan, Turchia, Siria, Yemen, Ciad, Camerun, Pakistan, Libano, Kuwait, Francia, Arabia Saudita, Somalia, Libia, Egitto, Cina, India, Bangladesh, Mali e Tunisia.

Il rapporto definisce armi esplosive tutte le armi che hanno la caratteristica comune di causare morte o ferite attraverso un’esplosione o uno scoppio. Tra queste ci sono bombe aeree, mortai, ordigni esplosivi improvvisati e granate. 

Gli ordigni esplosivi improvvisati, comunemente noti come IED, hanno provocato 16.199 morti tra i civili, gli attacchi aerei 9.200, gli attacchi kamikaze 9.205, e le armi terrestri 7.095. 

L’Arabia Saudita, impegnata nei raid aerei in Yemen, è stata la nazione che ha usato più armi, seguita dalla Siria. L’Isis è invece il gruppo non statale ad aver usato il maggior numero di armi. 

Tra gli scenari in cui si sono verificati più attacchi ai civili ci sono stati i mercati, seguiti dai luoghi di culto e le attività commerciali. 

Il più alto numero di morti causate da ordigni esplosivi si è verificato in Siria, Yemen, Iraq, Nigeria e Afghanistan. Nella sola Siria sono stati circa nove mila i morti e i feriti. In tutto sono 63 i paesi del mondo in cui si sono verificati attacchi da armi esplosive, 5 paesi in più rispetto al 2014. 

Nonostante l’aumento del numero di morti e feriti, c’è stato un calo del 20 per cento nel numero di attacchi: questo significa che in ogni attacco sono morte più persone, dal momento che sono avvenuti spesso in aree molto popolate. 

Iain Overton, del progetto Action on armed violence (AOAV), ha detto: “Da quando nel 2011 abbiamo iniziato il monitoraggio del numero dei morti e feriti causati da armi esplosive, ogni anno si è registrato un aumento costante e terribile delle vittime civili in tutto il mondo”. 

Il rapporto arriva a qualche settimana di distanza dal World Humanitarian Summit, un vertice mondiale che si terrà a Istanbul a fine maggio per discutere delle violazioni dei diritti umani a ogni livello e in ogni ambito nel mondo. 

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