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Cina, studio rivela: “Costruiti 380 campi di internamento nello Xinjiang”

Di Anna Ditta
Pubblicato il 24 Set. 2020 alle 20:14 Aggiornato il 24 Set. 2020 alle 20:15
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Immagine di copertina
Immagine satellitare. Foto ASPI

Nella regione autonoma nord-occidentale dello Xinjiang, dove vivono la minoranza etnica degli uiguri e altre minoranze di fede musulmana, la Cina ha costruito o ampliato 380 campi di internamento dal 2017, un centinaio in più rispetto alle precedenti stime. A rivelarlo è uno studio condotto dall’Australian Strategic Policy Institute, secondo cui altri 14 campi sono in fase di costruzione e, in totale, 61 di queste strutture sono state costruite o espanse tra il luglio 2019 e il luglio 2020.

Il governo cinese ha sempre negato con forza le accuse di violazioni ai diritti umani nello Xinjiang e definisce le strutture come “centri di trasformazione vocazionale” per il re-inserimento nella società di persone a rischio di estremismo, separatismo o terrorismo. Tuttavia, vari rapporti indipendenti ma ritenuti affidabili a livello internazionale parlano di oltre un milione di persone, in gran parte uiguri e membri di altre minoranze musulmane della regione, rinchiuse in questi centri. Le notizie di abusi riguardano, oltre alle detenzioni arbitrarie e alla sorveglianza di massa, anche torture e altre pratiche, come il controllo coercitivo delle nascite.

Campi di internamento in Cina, le fonti dello studio

Le nuove rivelazioni sui campi della regione autonoma cinese sono contenute in un database, lo Xinjiang Data Project, che si basa su fonti aperte, tra cui anche immagini satellitari, documenti del governo cinese, statistiche ufficiali, studi accademici e testimonianze di chi è stato rinchiuso in questi centri ed è fuggito all’estero.

In particolare, precisa il rapporto, sono state molto utili le immagini riprese di notte delle aree illuminate al di fuori delle città: quelle aree spesso si sono rivelate essere centri di detenzione costruiti di recente, come emerso da immagini successive riprese di giorno negli stessi luoghi.

Molti dei centri identificati dallo studio australiano sorgono nei pressi di parchi industriali o di fabbriche della regione, particolare che rafforzerebbe il collegamento delle persone internate al lavoro forzato, come ipotizzato in diversi rapporti citati nello studio.

Sulla base all’analisi delle immagini satellitari, la ricerca ha classificato le strutture di detenzione in quattro categorie, dal livello 1, il più basso per le misure di sicurezza presenti, al livello 4, le prigioni di massima sicurezza, munite di mura perimetrali alte fino a 14 metri, contornate di filo spinato e con torri di guardia. Il più grande campo della regione è a Dabancheng, poco fuori dal capoluogo regionale, Urumqi, che in totale conta circa cento edifici al suo interno.

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