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In Cina sono decine di migliaia i profughi a causa dello smog

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Sono mezzo miliardo le persone afflitte dagli altissimi livelli di inquinamento atmosferico, specialmente nel centro e nel nord del paese. Moltissimi in fuga da Pechino

Il problema dello smog in Cina si è trasformato in una vera e propria emergenza: l’inquinamento nelle città cinesi affligge mezzo miliardo di persone. 

Dallo scorso venerdì 16 dicembre, in estese aree della Cina centrale e del nord è stato dichiarato l’allarme rosso a causa di un pericoloso cocktail di sostanze inquinanti che ha trasformato il cielo in una nebbia di colore giallo e carbone, costringendo quasi mezzo miliardo di persone a vivere sotto una coltre di fumi tossici. Decine di migliaia di “profughi da smog” stanno lasciando il nord del paese, particolarmente colpito da questa emergenza.

Secondo quanto riportato da Greenpeace la calamità ha colpito una popolazione pari a quella di Stati Uniti, Canada e Messico messi insieme, con 460 milioni di persone costrette a respirare pericolosi livelli di smog negli ultimi giorni.

Un’attivista dell’organizzazione ambientalista che vive a Pechino, Lauri Myllyvirta, ha lanciato l’allarme su Twitter dichiarando che per proteggere i suoi polmoni sta evitando di uscire di casa, sta utilizzando due depuratori d’aria e una mascherina antipolvere professionale che, come lei ironicamente fa notare sul social network, la fa apparire come Darth Vader.

L’attivista ricorda che il gruppo di Greenpeace già a luglio aveva messo in guardia su una possibile crisi invernale dovuta allo smog, quando il governo aveva erogato incentivi economici alle industrie produttrici di cemento e acciaio, tra le più colpevoli dell’inquinamento.

Nonostante questa apocalisse, Myllyvirta si dice ottimista poiché la Cina sta correndo più veloce del previsto in direzione di una progressiva decarbonizzazione della società: “Tra i provvedimenti più urgenti da prendere per ristrutturare l’economia e preservare l’ambiente bisogna puntare all’abbattimento dell’utilizzo del carbone nei prossimi tre-cinque anni”. 

Vista la situazione attuale, però, alcuni abitanti cinesi hanno valutato l’esilio temporaneo o permanente come unica opzione, mentre molti stranieri hanno deciso di non compiere viaggi in Cina: “La gente non vuole vivere in luoghi con aria terribilmente inquinata”, ha spiegato l’attivista. 

Secondo quanto riportato dai media cinesi, sono stati predisposti dei voli ad hoc per le regioni della Cina libere dall’inquinamento e per altri paesi stranieri.

L’agenzia di viaggi leader del paese, Ctrip, ha annunciato di aspettarsi circa 150mila viaggiatori diretti all’estero in fuga dallo smog. Tra le principali destinazione ci sono Australia, Indonesia, Giappone e Maldive.

Jiang Aoshuang, una delle tante rifugiate in fuga dallo smog di Pechino, ha raccontato al giornale Global Times di essere scappata con il marito e il figlio di dieci anni per salvare i loro polmoni.

Si sono mossi verso Chongli, una stazione sciistica nel nord della Cina che a quanto pare è priva di inquinamento e che dista tre ore dalla capitale. Giunti a destinazione hanno scoperto di non essere i soli ad aver avuto questa idea, trovando tanti altri fuggitivi in cerca di aria respirabile. 

“Ci sembrava un campo profughi”, ha spiegato Jiang, aggiungendo anche di aver preso un periodo di pausa dal lavoro per andare via.

Al quotidiano britannico The Guardian dichiara: “Lei mi chiede perché ho lasciato Pechino? È perché io voglio vivere”.

Emma Zhang, un’altra rifugiata da smog, ha dichiarato al South China Morning Post di aver lasciato la sua casa nella città occidentale di Chengdu per spostarsi in un hotel nella provincia di Yunnan, dove ha ritrovato il colore del cielo: “È stato meraviglioso”, ha detto.

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