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Cina, il Coronavirus non ferma il festival della carne di cane di Yulin

La pandemia non ferma il massacro di animali nella provincia meridionale del Guangxi

Di Donato De Sena
Pubblicato il 21 Giu. 2020 alle 21:09 Aggiornato il 21 Giu. 2020 alle 21:15
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Immagine di copertina
Credit: EPA/Aleksandar Plavevski

Cina, festival della carne di cane a Yulin

L’emergenza Coronavirus in Cina non ferma il tradizionale festival della carne di cane di Yulin, nella provincia meridionale del Guangxi, un evento spesso criticato a livello internazionale per il trattamento subito dagli animali, massacrati a decine di migliaia. L’appuntamento, fissato ogni anno a giugno, con inizio nel giorno del solstizio d’estate, prevede sia la vendita che il consumo della carne, generando le proteste degli animalisti di tutto il mondo, che chiedono la fine di simili iniziative. Nel 2020 per il festival è prevista una durata di dieci giorni in cui verranno macellati di nuovo migliaia di cani, in un Paese che per scopi alimentari ne uccide circa 10 milioni all’anno.

Eppure in Cina qualche sforzo per fermare la vendita di carne di cane è stato compiuto. Le città di Shenzhen e Zhuhai ad esempio ne hanno vietato il commercio, ma nei mesi dell’epidemia di Covid-19, a causa della scarsità e dei prezzi della carne di maiale, quella di cane era molto richiesta. Il governo ha dichiarato fuorilegge il commercio di animali selvatici e varie celebrities cinesi si sono schierate contro Yulin influenzando l’opinione pubblica.

Gli attivisti di Human Society International definiscono il festival di Yulin “barbaro” e di “un’incredibile crudeltà”, e spiegano che il festival, al suo decimo anno (prima edizione nel 2009), era stato pensato come evento di marketing per la città, che non aveva mai avuto nessuna tradizione legata al consumo della carne di cane. Al contrario, l’appuntamento ha attirato negli anni critiche su scala internazionale.

La sofferenza degli animali, denunciano gli animalisti, inizia molto presto. I cani vengono rubati o raccolti per le strade anche a migliaia di chilometri e sono vittima di trattamenti crudeli. Vengono trasportati in gabbie gli uni sugli altri, senza acqua né cibo, in spazi dove si accumulano anche i loro bisogni fisiologici. Vengono scuoiati, bruciati, massacrati, presi a bastonate, sgozzati. In tanti si recano a Yulin per provare a salvare quanti più animali possibili dall’atroce massacro.

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