Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 18:41
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Un’azienda cinese impone ai propri dipendenti di donare parte dello stipendio ai genitori

Immagine di copertina

L'iniziativa è stata intrapresa da una catena di saloni di bellezza per promuovere importanti valori morali tra i propri impiegati

In Cina una catena di saloni di bellezza ha deciso di imporre ai propri dipendenti di donare parte del loro stipendio ai genitori. Il quotidiano Guangzhou Daily rivela che l’azienda, in questo modo, vuole promuovere buoni valori morali tra i propri impiegati.

L’iniziativa ha scatenato in rete un acceso dibattito sul concetto di pietà filiale, una delle virtù confuciane cardine nella società e nella cultura cinese.  

Lu Meiye, portavoce della compagnia con sede nella città di Guangzhou, capoluogo della provincia meridionale cinese del Guangdong, ha dichiarato che molti dei suoi impiegati sono giovani poco istruiti provenienti dalle aree rurali del Paese e che anche per questo la società di bellezza è fortemente impegnata nella diffusione di buoni valori tra i propri dipendenti. 

Il contratto che prevede la tassa sulla pietà filiale – così soprannominata da molti – è entrato in vigore tre anni fa, e da allora a ogni potenziale impiegato viene detto da subito che dovrà devolvere una parte del suo stipendio ai propri genitori. “Coloro che sono in disaccordo, non vengono assunti”, afferma Lu. 

Lo stipendio medio di base per chi vuole lavorare nei saloni di bellezza della compagnia è di 3mila yuan, che corrispondono all’incirca a 415 euro. Ogni mese l’azienda detrae automaticamente una quota pari al 10 per cento del salario agli impiegati che non sono sposati, mentre la tassa si riduce al 5 per cento per gli impiegati che hanno marito o moglie. La somma corrispondente viene poi depositata sul conto in banca dei loro genitori. 

Una volta che l’iniziativa è stata ripresa dai vari quotidiani locali, sono impazzate le reazioni sul web. In molti si sono opposti sostenendo che la società si è spinta ben oltre i propri limiti intromettendosi in questioni che non le spettavano. 

Un utente del sito di microblogging cinese Weibo, l’equivalente di Twitter, ha evidenziato in un post il proprio disappunto nel fatto che venga messo in relazione un valore morale come la pietà filiale con il salario percepito da ciascun impiegato.

“Gli stipendi sono per i dipendenti, non per i loro genitori. [L’azienda] dovrebbe soltanto pensare agli affari propri”. Ma alcuni si sono schierati a difesa dell’inusuale politica societaria portata avanti dalla catena di saloni di bellezza cinese.

Non è la prima volta che la pietà filiale confuciana diventa legge in Cina. Già nel 2013 il governo cinese decise di applicare una nuova norma che imponeva ai membri delle famiglie di provvedere ai bisogni morali degli anziani, e a coloro che vivevano ormai da soli di far visita spesso ai propri genitori.

Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / Chi è James Talarico e perché può dare una spallata decisiva al presidente Trump
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2026: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Ti potrebbe interessare
Ambiente / È uscito il nuovo numero di The Post Internazionale. Da oggi potete acquistare la copia digitale
Esteri / Chi è James Talarico e perché può dare una spallata decisiva al presidente Trump
Esteri / 24 febbraio 2022 – 28 febbraio 2026: i 4 anni che hanno sconvolto il mondo (di Giulio Gambino)
Esteri / Trump è il presidente statunitense che ha autorizzato più interventi militari dal 2000 a oggi
Esteri / Almeno 1.230 morti in Iran dal 28 febbraio, oltre 100 in Libano e quasi 30 nella regione. Usa e Israele continuano i raid. Teheran contrattacca in Qatar, Bahrein, Kuwait, Iraq ed Emirati. Colpito un aeroporto in Azerbaigian. Tel Aviv ordina l’evacuazione di 4 quartieri alla periferia di Beirut. Smotrich: "Assomiglierà a Khan Younis". Aoun chiede aiuto a Macron. Meloni annuncia “aiuti ai Paesi del Golfo”. Crosetto: “Invieremo mezzi navali a Cipro"
Esteri / Quando Trump accusava Obama: “Attaccherà l’Iran per ottenere un vantaggio alle elezioni”
Esteri / Pedro Sanchez a Trump: "Non si può giocare alla roulette russa con il destino di milioni di persone"
Esteri / Il figlio di Ali Khamenei “curato per mesi nel Regno Unito per impotenza”: il documento degli 007 Usa
Esteri / L’ex direttore della Cia Panetta: “Trump non sa cosa vuole, non si cambia un regime con le bombe”
Esteri / Continuano i raid Usa e di Israele sull'Iran. Contrattacchi su Kuwait, Emirati Arabi e sulla raffineria saudita di Ras Tanura. Francia abbatte alcuni droni. Nato intercetta un missile in Turchia: "Ma era diretto a Cipro". Giallo sull'elezione del figlio di Khamenei a Guida Suprema. Tel Aviv: "Chiunque sia sarà un bersaglio". Rinviati i funerali di Stato a Teheran. Idf bombarda e avanza in Libano: 72 vittime in 3 giorni. Hezbollah risponde con i missili. Usa affondano una fregata iraniana: 87 morti e 60 dispersi. Cina manderà un inviato speciale in M.O.