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Svolta in Cile: cancellata la costituzione ultra-liberista di Pinochet con un referendum storico

Il Sì ha stra-vinto con il 78% dei voti. Ora verrà eletta l'assemblea costituente con criteri di parità di genere e di inclusione

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 27 Ott. 2020 alle 12:23 Aggiornato il 27 Ott. 2020 alle 12:24
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Immagine di copertina
Le manifestazioni dopo il Sì al referendum Credits: ANSA

Voto storico in Cile: ben 7,5 milioni di cittadini ieri al referendum hanno detto Sì alla possibilità di modificare la Costituzione che fu redatta durante la dittatura di Augusto Pinochet, e di farlo fare ad un’assemblea di 155 membri interamente eletta dal popolo. Quindi questa volta è stato un Sì – Apruebo in spagnolo – a cambiare le sorti del paese, dopo la vittoria del No che nel plebiscito del 1988 permise di porre fine al regime dittatoriale in forma pacifica. La svolta arriva ad un anno esatto dall’inizio delle proteste sociali, partite il 18 ottobre del 2019, contro l’aumento del prezzo del biglietto della metropolitana.

“Renace!”

Feste, balli e cortei oceanici hanno riempito la capitale Santiago dopo il risultato e a spiccare sono i cartelli “Renace”, rinascita. Il governo di destra, guidato da Sebastian Piñera, pur aspettandosi una vittoria del sì, è rimasto spiazzato dalla sua dimensione. Anche se dieci ministri erano a favore di una nuova costituzione, le figure chiave del governo si erano infatti espresse a favore del no, tra questi i ministri degli Interni e il portavoce del premier. Il presidente ha scelto di fare un discorso sobrio, sottolineando che “questo è un trionfo di tutti i cileni che amano la democrazia e la pace e che deve riempirci di speranza. Hanno trionfato i cittadini e la democrazia. E’ l’inizio di un cammino che dobbiamo percorrere tutti per una nuova Costituzione per il Cile, che dovrà essere una cornice di unità e stabilità per il futuro”.

I prossimi passi

Ma quali sono i prossimi passi? L’11 aprile 2021, in occasione delle elezioni amministrative, i cileni dovranno eleggere i membri dell’Assemblea costituente sulla base di un criterio di parità di genere e con una rappresentanza di delegati delle popolazioni indigene. L’Assemblea costituente avvierà i suoi lavori nel maggio 2021 e il risultato del suo lavoro sarà sottoposto da un referendum di ratifica popolare previsto per il secondo semestre del 2022. In caso di approvazione la nuova Costituzione entrerà in vigore immediatamente, sostituendo automaticamente la precedente. Per la prima volta dunque le donne potranno partecipare alla redazione della Costituzione, e questo anche grazie alla lotta del movimento femminista cresciuta nel corso degli ultimi due anni.

La fine dell’iper-liberismo?

La questione ora sarà cambiare una costituzione basata su un modello che negli ultimi 30 anni ha permesso al Cile di diventare la cosiddetta “Svizzera del Sudamerica”, a costo però di un livello di disuguaglianze sociale tra i più alti del mondo. La Costituzione cilena accoglie infatti in pieno gli insegnamenti iper liberisti della scuola di Chicago guidata dall’economista Milton Friedman che si recò personalmente al cospetto di Augusto Pinochet per dispensare i suoi suggerimenti. Alle teorie di Friedman si sono ispirati anche Margaret Thatcher e Ronald Reagan. Ma se altrove questa impostazione è stata attutita dalle opposizioni e da strutture di welfare preesistenti, in Cile, con il favore di una dittatura, questi principi sono stati spinti all’estremo privatizzando anche educazione, previdenza, sanità.

Si è molto discusso negli anni se una delle costituzioni più impregnata di principi liberisti al mondo, che sostituiva l’approccio socialista di Salvador Allende, presidente assassinato l’11 settembre del 1973 durante il colpo di Stato sostenuto dagli Usa, si sia rivelato un fattore favorevole alla crescita economica del paese. Ma le analisi più recenti tendono a considerare sostanzialmente fallito l’esperimento iper liberista cileno.

Leggi anche: Cile in rivolta nel 2019, a Santiago una grande marcia sfida il coprifuoco

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