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Tutti gli omicidi ordinati da Charles Manson ai seguaci della sua setta

Il killer più famoso del Ventesimo secolo è morto all'età di 83 anni, mentre stava scontando 9 ergastoli per alcuni degli omicidi più efferati della storia degli Stati Uniti. Ecco la sua storia:

Di Francesca Loffari
Pubblicato il 20 Nov. 2017 alle 12:24 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 00:31
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Immagine di copertina
Charles Manson.

Charles Manson, uno dei più famosi criminali statunitensi, è morto all’età di 83 anni in un ospedale della California, per cause naturali.

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Manson è noto per essere stato il mandante di due degli omicidi più efferati della storia degli Stati Uniti: quello in cui morirono l’attrice Sharon Tate, moglie del regista Roman Polanski, e quattro suoi amici e quello in cui furono massacrati l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie.

L’infanzia tra motel, istituti e carcere

Manson nacque in Ohio il 12 novembre 1934. Sua madre, Kathleen Maddox, era una ragazza alcolizzata di sedici anni che si prostituiva. Charles deve il suo cognome a William Manson, un uomo con cui la Maddox convisse per diverso tempo e che acconsentì a riconoscere il bambino nonostante non fosse suo figlio biologico. Il vero padre di Charles, invece, era un certo colonnello Scott, di cui si hanno poche informazioni.

Il giovane Manson seguì la madre per motel tra il 1942 e il 1947, fino a quando fu inserito in un istituto per l’infanzia in Indiana. Incapace di sottostare alle regole, scappò dall’istituto e iniziò a compiere una serie di reati minori.

Nel 1960 fu incriminato per “trasporto di donne da uno stato all’altro ai fini di prostituzione” e fu condannato a dieci anni di carcere. Durante il periodo di detenzione, Manson studiò libri di magia nera, necromanzia, ipnotismo ed esoterismo massonico. Nell’ultimo periodo in carcere imparò a suonare la chitarra e si dedicò in maniera ossessiva alla composizione di musica e canzoni.

Nel 1967, una volta fuori dal carcere Manson, che era un grande ammiratore dei Beatles, tentò di diventare un musicista di successo, ma fallì miseramente.

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La “Famiglia”

Erano i tempi degli hippies e delle comuni e Manson non ci mise molto a radunare intorno a sé un gruppo di adepti, grazie alle sue enormi doti manipolative. Nacque così, a San Francisco, la “Family” o anche “The Manson Family“, una comune composta da giovani – principalmente di sesso femminile – dal passato difficile e mentalmente fragili, che trovarono in Manson il leader carismatico con cui identificarsi e sentirsi al sicuro.

Il gruppo, che arrivò a cinquanta membri, si manteneva grazie a furti e rapine. Tra una crimine e l’altro, i membri della setta praticavano sesso di gruppo e facevano uso di stupefacenti, in particolare hashish e LSD.

Oltre alle rapine, il gruppo iniziò a commettere i primi omicidi.

Il 27 luglio 1969, Robert Kenneth Beausoleil, soprannominato Bobby Beausoleil, con la complicità di Susan Atkins e Mary Brunner, uccise l’insegnante di musica Gary Hynman a causa del denaro che Charles Manson affermava egli dovesse alla “Famiglia”.

Hinman aveva ospitato la Famiglia qualche mese prima, finendo poi per cacciare il gruppo. Questo omicidio fu firmato con una scritta, “Political Piggy” (porco politico). Le scritte erano dei tentativi di Manson di depistare le indagini e far ricadere i sospetti sulla comunità afroamericana.

Quello di Hinman fu il primo di una serie di omicidi che nell’estate del 1969 sconvolse gli Stati Uniti.

Il caso Tate-LaBianca 

Il 9 agosto 1969 Manson pianficò l’irruzione a Cielo Drive, ricco quartiere di Los Angeles, nella villa abitata dal regista Roman Polanski e dalla giovane moglie, l’attrice Sharon Tate, 26 anni, incinta all’ottavo mese. Quella sera erano presenti solo la Tate con quattro amici, mentre Polanski era a Londra per motivi di lavoro (aveva appena terminato di girare il film Rosemary’s Baby).

La villa era di proprietà di Terry Melcher, artista e produttore musicale, che aveva espresso inizialmente interesse nei riguardi di alcune canzoni composte da Manson, ma che successivamente si era rifiutato di scritturarlo come musicista. Si presume quindi che quel posto fosse diventato per Manson il simbolo di tutti coloro che l’avevano rifiutato.

Manson non commise materialmente gli omicidi, ma affidò l’operazione ai membri della “Famiglia”, Charles Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian. Questi uccisero subito il guardiano Stephen Earl Parent a colpi di revolver. Fu poi la volta di Jay Sebring, parrucchiere della Tate, e di altre due persone che furono accoltellate. L’ultima vittima fu Sharon Tate.

L’attrice statunitense Sharon Tate e il regista francese Roman Polanski il 20 gennaio 1968 dopo il loro matrimonio. Credit: Afp

Con uno straccio intriso del sangue dell’attrice, la Atkins scrisse sulla porta da cui avevano fatto irruzione “PIG”, maiale in lingua inglese. Sullo specchio del bagno comparve invece “Helter Skelter”, espressione inglese che significa “confusione” o “alla rinfusa”, titolo di una canzone dei Beatles. Nessuno sopravvisse alla strage.

La furia omicida della Famiglia era tutt’altro che placata. Il giorno seguente vennero massacrati nella loro casa l’imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary. I due furono colpiti da più di quaranta colpi alla testa con una forchetta e il corpo di LaBianca fu ritrovato con un forchettone infilzato nello stomaco. Su una parete della casa venne scritto, col sangue, “Deaths to Pigs” (morte ai maiali) mentre sul frigorifero in cucina comparve di nuovo la scritta “Healter Skelter”.

L’ultimo assassinio attribuito alla Famiglia fu quello di un membro della setta, Donald Shea, colpevole di aver sposato una donna nera e sospettato di tramare ai danni del gruppo. Il suo cadavere fu fatto a pezzi e seppellito nel letto di un torrente.

Manson fu arrestato per quello che viene ricordato come Il caso Tate-LaBianca e venne accusato di essere il mandante degli omicidi. Nel 1970 iniziò il processo, che si concluse con un’iniziale condanna a morte per Manson e i suoi complici, poi commutata in ergastolo, nel 1972, quando lo Stato della California abolì la pena di morte.

Alla domanda su chi realmente fosse, ecco come rispose Manson:

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