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I discendenti di una famiglia di schiavi e dei loro padroni si ritrovano dopo due secoli

Immagine di copertina

Nkrumah Steward e Robert Adams discendono rispettivamente da una famiglia di schiavi e di padroni che sfruttarono gli antenati del primo

Una foto ricordo scattata sulle scale di quella che quasi due secoli fa venne abitata da una famiglia di proprietari di una piantagione di cotone e dai loro schiavi. Sullo sfondo di quella grande casa padronale, due uomini si abbracciano sorridenti. Ma dietro quell’istantanea si cela una storia lunga 181 anni che inizia nella Carolina del Sud.

I due protagonisti ritratti sono Nkrumah Steward, un uomo di colore nato e cresciuto nel Michigan, e un uomo bianco di nome Robert James. Il primo discende da una famiglia di schiavi, mentre il secondo appartiene alla famiglia che sfruttò e schiavizzò gli antenati di Steward. 

La curiosità iniziò a perseguitare Nkrumah Steward fin da bambino, quando gli capitarono fra le mani alcune istantanee. Fu in quel momento che l’uomo cominciò a porsi delle domande. “In famiglia siamo tutti neri, perché il mio bisnonno invece era un bianco?”. 

Con grande impegno, Nkrumah negli anni è riuscito a ricostruire il suo albero genealogico e risalire ai suoi antenati, scoprendo che erano degli schiavi sfruttati due secoli prima nella piantagione della famiglia Adams. 

La risposta a questa domanda è da ricercarsi molto lontano, nel 1835, quando Joel Robert Adams, un avo di Robert e proprietario della piantagione di cotone, si unì a Sarah, una delle schiave che lavorava per lui. Insieme ebbero una figlia di nome Louisa, la quale una volta diventata adulta diede alla luce Ottavia, che generò James che a sua volta ebbe JD (il nonno di Nkrumah) che generò infine Linda, sua madre.

Sei generazioni dopo, il 20 giugno scorso, Nkrumah e Robert si sono incontrati con le rispettive famiglie decidendo di trascorrere una giornata insieme.

“Centottantuno anni più tardi, mia madre e mio padre, i miei due figli e mia moglie, ci siamo seduti in quella casa, pranzando allo stesso tavolo con i discendenti di coloro che due secoli prima avevano schiavizzato i miei antenati. Siamo cugini di sangue, e stasera abbiamo compiuto i primi passi insieme verso un futuro fatto di rapporti amichevoli”, ha raccontato Steward all’emittente americana Abc News.

Il loro incontro non era finalizzato a ricordare il passato, né tanto meno focalizzato a sistemare le cose che non potranno mai più essere modificate. “Si è trattato di un incontro amichevole. Ci siamo presentati, poi il resto è venuto da sé”, ha sottolineato Steward. 


Robert Adams e sua moglie Shana non hanno mai abbandonato quei luoghi, trasformando la casa padronale costruita nel 1766 in un bed and breakfast e la piantagione con i suoi alloggi adibiti per gli schiavi in giardini, aperti al pubblico e alle visite didattiche. 

“Robert discende da una famiglia di proprietari terrieri e di possessori di schiavi. Io sono un discendente di quella famiglia di schiavi. Non sono mai stati uno schiavo. Questa è la nostra storia, di entrambe. Non posso cambiare le cose e so benissimo che alcuni miei parenti sono morti in quella piantagione. Ho voluto visitare questo luogo, ripercorrere lo stesso sentiero che calpestavano loro, ma tutto ciò non avvalora nessun risentimento nei confronti della famiglia Adams”, ha concluso Steward.

(Qui sotto la famiglia Steward davanti alla casa padronale. Credit: Facebook)


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