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Camerun, sono stati liberati i 79 studenti rapiti nel nord-ovest del paese

Immagine di copertina
Liberati gli studenti rapiti

Le forze di sicurezza camerunesi avevano lanciato un’operazione per salvare i ragazzi sequestrati

Sono stati liberati il 7 novembre 2018 i 79 studenti sequestrati il 4 novembre a Bamenda, nella regione camerunese anglofona del nord-ovest, secondo quanto riportato da Reuters.

A seguito del sequestro, il presidente del Camerun, Paul Biya, ha chiesto ai separatisti di deporre le armi e rilasciare gli studenti: “Dovranno rispettare le leggi e affrontare la determinazione delle nostre forze di difesa e sicurezza”.

Il rapimento – Il 4 novembre il Journal du Cameroun aveva reso noto che 79 studenti erano stati rapiti dai separatisti della regione anglofona del Camerun.

Secondo le autorità locali, un commando di uomini armati non identificati aveva preso d’assalto la scuola secondaria presbiteriana di Nkwen.

Gli studenti rapiti erano stati portati in un luogo sconosciuto insieme al preside della scuola, a un autista e a un docente dell’istituto.

Il governatore della regione, Adolphe Lele Lafrique, ha poi confermato il rapimento.

Le autorità della regione del Nord Ovest hanno subito reso noto che le forze di sicurezza camerunesi avevano lanciato un’operazione per salvare i sequestrati, invitando la comunità locale a mantenere la calma.

I separatisti – Dall’ottobre del 2017, quando i separatisti proclamarono l’indipendenza della cosiddetta repubblica di Ambazonia, si sono moltiplicati i sequestri e gli attacchi ai danni di funzionari dello stato, militari, paramilitari, membri delle forze di sicurezza o civili, sia stranieri che camerunesi.

Nelle due regioni anglofone del paese africano, diversi piccoli gruppi di “autodifesa”, come le “Tigri”, le “Forze di Ambaland” e le milizie “Vipers” combattono al fianco dei separatisti delle Forze di Difesa dell’autoproclamata repubblica di Ambazonia e delle Forze di Difesa del Camerun meridionale, contro l’esercito camerunese.

Le violenze – Secondo l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, a partire dal 2017, oltre 180mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case in queste regioni , a causa di violenze e abusi commessi contro i civili dal governo e dai separatisti.

In meno di un anno, sono stati uccisi almeno 109 militari e membri delle forze di sicurezza e oltre 120 scuole sono state incendiate.

Amnesty International riporta almeno 400 vittime civili uccise solo nel 2018.

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