Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 22:33
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

Brexit: come funziona il voto di sfiducia alla premier May

Immagine di copertina
Theresa May

Il partito laburista ha presentato una mozione di sfiducia contro l'esecutivo May dopo il No all'accordo con l'Ue

Dopo la bocciatura dell’accordo con l’Ue da parte della Camera dei comuni, il 16 gennaio 2019 il governo della premier May deve affrontare il voto di sfiducia presentato dall’opposizione: si apre così l’ipotesi elezioni anticipate.

Se la sfiducia dovesse passare, la premier dovrebbe dimettersi secondo consuetudine: a quel punto un nuovo leader dovrebbe presentare la sua candidatura alla House of Commons, a cui spetta il compito di dare la fiducia o meno al nuovo governo.

> Brexit, cosa succede dopo la bocciatura da parte del Parlamento

Se l’esecutivo alternativo non riuscisse ad ottenere l’ok della Camera dei comuni entro 14 giorni si andrebbe a nuove elezioni.

Se la premier May dovesse invece superare la sfiducia del 16 gennaio, i laburisti potrebbero comunque proporre una nuova mozione contro il governo in qualsiasi momento.

L’ultima volta che un governo inglese è stato sconfitto da una mozione di sfiducia è stata nel 1979, quando il premier laburista Jim Callaghan ha ricevuto 311 voti contrari.

Nel caso in cui la premier May dovesse rimanere a capo dell’esecutivo avrebbe tre giorni di tempo per presentare un piano B alla Camera dei comuni.

Un’altra opzione dopo il No alla Brexit sarebbero state le dimissioni della premier, ma la May ha subito affermato che avrebbe proseguito il suo lavoro per portare il Regno Unito fuori dall’Unione.

La bocciatura – Il 15 gennaio 2019 il parlamento britannico ha bocciato l’accordo sulla Brexit, con 202 voti a favore e 432 voti contrari. A schierarsi contro l’accordo siglato nei mesi scorsi tra la premier May e i leader dell’Ue, sono stati i Tory più radicali, oltre che i labour più europeisti e la destra unionista nordirlandese del Dup. Tra gli oppositori anche i Lib-dem e Snp.

La May non è riuscita a convincere hard brexiteers a votare l’accordo, cercando di far loro capire che lo scenario del “No deal” sarebbe stato peggio di qualsiasi altro.

Nonostante la bocciatura, il 29 marzo il Regno Unito uscirà dall’Unione europea, anche se non si dovesse trovare alcun accordo.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Trump ai suoi elettori: "Potrei dirvi le cose più stupide e voi applaudireste lo stesso". E scatta l’applauso
Esteri / Gli osservatori dell'Osce non monitoreranno il corretto svolgimento delle elezioni di midterm negli Usa
Esteri / Trump: “Russia e Ucraina d’accordo per una tregua sui siti energetici”. Ma Kiev e Mosca non confermano
Ti potrebbe interessare
Esteri / Trump ai suoi elettori: "Potrei dirvi le cose più stupide e voi applaudireste lo stesso". E scatta l’applauso
Esteri / Gli osservatori dell'Osce non monitoreranno il corretto svolgimento delle elezioni di midterm negli Usa
Esteri / Trump: “Russia e Ucraina d’accordo per una tregua sui siti energetici”. Ma Kiev e Mosca non confermano
Esteri / Trump contro Navi Pillay: “Nobel vergognoso, odia l’America e Israele”
Esteri / L'Ice spara a un newyorkese mentre in auto c'è suo figlio di 5 anni
Esteri / La denuncia di Emergency a TPI: “Solo l’1% dei beni che entrano nella Striscia di Gaza sono materiali sanitari”
Esteri / Il puzzle insanguinato della Cisgiordania: così le colonie di Israele spezzano i Territori palestinesi
Esteri / La guerra a oltranza di Netanyahu: tutti i fronti dove Israele è in prima linea
Esteri / Chi resterà in Libano dopo il ritiro della missione Unifil?
Esteri / La grande illusione di Israele: "Le vittorie tattiche non bastano. Bisogna trasformarle in assetti politici stabili"