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Brasile, respinto il ricorso in appello dell’ex presidente Lula

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L'ex presidente brasiliano Lula da Silva è stato condannato per corruzione. Credit: Afp

La condanna è di 12 anni e un mese di carcere con l’accusa di corruzione e riciclaggio nell’ambito dello scandalo Lava Jato

L’ex presidente del Brasile Luiz Inacio Lula da Silva è sempre più vicino al carcere.

I tre magistrati dell’ottava sezione del Tribunale regionale federale di Porto Alegre hanno respinto il ricorso presentato dagli avvocati di Lula contro la condanna in secondo grado a 12 anni e un mese di carcere per corruzione passiva e riciclaggio all’interno dell’operazione Lava Jato (letteralmente “autolavaggio”). 

Secondo la magistratura brasiliana Lula era il capo supremo del vasto e istituzionalizzato sistema di corruzione dietro la compagnia petrolifera statale Petrobras.  

La sentenza appena emessa non permetterà a Lula di presentarsi alle elezioni che si terranno in Brasile il 7 ottobre 2018. L’ex presidente era dato tra i favoriti.

La decisione del tribunale non è immediatamente esecutiva. Bisognerà aspettare la sentenza del 4 aprile del Tribunale supremo federale (TRF).

La richiesta dei legali di Lula è stata accettata dal Tribunale supremo federale giovedì 22 marzo e l’udienza è stata fissata per il 4 aprile. Fino a quel momento, l’ex presidente non potrà essere arrestato.

Nel 2017 Lula era stato condannato in prima istanza a 9 anni e mezzo di carcere dal giudice Sergio Moro. L’accusa era di aver ottenuto un appartamento di lusso dell’azienda costruttrice OAS in cambio di contratti con la compagnia petrolifera Petrobras.

Il 24 gennaio 2018 la sentenza era stata confermata e la pena era stata aumentata in seconda istanza a 12 anni e un mese di carcere dal Tribunale regionale federale di Porto Alegre. 

Intanto, Lula continua il suo tour nel paese per difendere la sua innocenza e denunciare la “persecuzione giudiziaria” a cui è sottoposto.

L’ex presidente si era presentato come candidato del Partito dei lavoratori per le prossime elezioni, ma la legge elettorale brasiliana impedisce ai condannati in secondo grado di ricoprire una carica pubblica.

Il Partito ha dichiarato che chiederà al Tribunale elettorale superiore di registrare ugualmente la candidatura di Lula, ma la richiesta sarà sicuramente rifiutata.

Secondo indiscrezioni, il suo posto verrà preso dall’ex sindaco della città di San Pablo, Fernando Haddad, ma Dilma Rousseff, ex presidente destituita nel 2016, assicura che il “Partito dei lavoratori non ha un piano B”.

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