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La vicenda di Asia Bibi, la donna condannata a morte per blasfemia in Pakistan

Di Elena Giuliano
Pubblicato il 8 Mag. 2019 alle 21:24 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:43
Immagine di copertina
Credits: AFP

Asia Bibi | Chi è | La vicenda | Avvocato | Le leggi sulla blasfemia in Pakistan

Asia Bibi, la donna cristiana ingiustamente condannata per blasfemia in Pakistan è salva in Canada, dove ha raggiunto la sua famiglia. A dirlo sono le fonti del ministero degli Esteri e la notizia è confermata dal suo avvocato, Saiful Malook.

Asia è madre di cinque figli e al tempo era una lavoratrice agricola. Il suo è stato il primo caso di condanna a morte per effetto della legge.

La donna era stata accusata nel 2009 e poi incarcerata l’anno dopo. Il 31 ottobre 2018, dopo 9 anni di carcere, la Corte suprema ha ordinato la scarcerazione immediata. Questo aveva provocato numerose proteste da parte delle comunità musulmana contraria all’assoluzione.

Subito dopo la liberazione, Asia Bibi era stata trasferita in una località segreta.

Asia Bibi | La vicenda

L’odissea di Asia Bibi comincia il 14 giugno del 2009.

Asia stava lavorando per la raccolta di alcune bacche in un frutteto. Sarebbe scoppiato poi un diverbio con alcune lavoratrici musulmane che si erano rifiutate di toccare lo stesso recipiente con cui la donna era andata a prendere dell’acqua, perché non musulmana.

Durante la discussione, Asia si sarebbe fatta sfuggire delle parole che andavano contro la religione musulmana e contro Maometto. La notizia fece il giro del villaggio e gli abitanti insorsero contro la donna che, poco tempo dopo fu picchiata e stuprata.

A pochi giorni dal pestaggio, le donne si rivolsero all’imam del paese che, in accordo con loro sporse la denuncia per blasfemia. Asia fu così portata nel carcere di Sheikhupura dove ha sempre smentito le accuse in merito alle offese a Maometto e denunciato le aggressioni fisiche.

Quasi un anno dopo dall’arresto, l’11 novembre del 2010 arriva la condanna a morte nella quale il giudice escluse che esistessero circostanze attenuanti per l’accusa. Per tutto il tempo che aveva preceduto la condanna, Asia aveva vissuto in una cella di isolamento in condizioni igieniche precarie.

La famiglia presentò subito un ricorso che però non venne accolto e anzi, il giudice escluse del tutto la possibilità che Asia fosse stata accusata ingiustamente.

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Nel dicembre del 2011 la donna fu visitata nella sua cella dalla ong Masihi Foundationincaricata di occuparsi della sua assistenza legale e materiale. Accertate e denunciate le condizioni disumane in cui viveva, Asia aveva detto: “Ho già perdonato chi mi ha accusato di blasfemia. Questo è un capitolo della mia vita che voglio dimenticare esprimendo anche la volontà di voler tornare dalla sua famiglia.

Nel 2013 la donna fu trasferita nel carcere femminile di Multan, per ragioni di sicurezza.

Il 16 ottobre del 2014 l’Alta Corte di Lahore confermò la pena capitale per Asia.

Il 22 giugno 2015 ci fu la sospensione della pena capitale da parte della Corte Suprema che rimandò il processo ad un tribunale affinchè esaminasse meglio il caso.

Infine, il 31 ottobre del 2018 Asia è stata assolta dalla Corte suprema con scarcerazione immediata. La motivazione data dal giudice sull’annullamento della pena capitale è che le testimonianze contro la donna risultavano contraddittorie e le accuse non erano riuscite a dimostrare la colpevolezza di Asia oltre ogni ragionevole dubbio. Inoltre, alcune prove risultavano inconsistenti.

Al momento della scarcerazione, il primo ministro Imran Khan aveva detto che c’erano delle complicazioni sulla possibilità che Asia Bibi potesse raggiungere la sua famiglia in Canada. Da quel momento la donna fu messa al sicuro per le continue minacce ricevute da alcuni estremisti islamici.

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Asia Bibi | Avvocato

Saiful Malook, l’avvocato di Asia, è musulmano ma si è sempre battuto per la causa sostenendola con decisione.

A novembre del 2018 lo stesso Malook era stato costretto a fuggire in Olanda a causa delle numerose minacce e violenze subite da alcuni islamisti dopo che i giudici avevano deciso di annullare la condanna della donna.

L’avvocato era tornato in Pakistan solo il 26 gennaio, in occasione del processo di Asia.

In occasione della sua scarcerazione aveva espresso profonda gioia per la sorte della donna e aveva anche raccontato di non aver avuto vita facile con la comunità islamista ed essere stato accusato di non essere un buon musulmano.

Malook aveva tuttavia affermato: “Lo rifarei, sarei pronto a difendere un altro cristiano, sento di aver fatto la cosa giusta”

Asia Bibi | Le leggi sulla blasfemia in Pakistan

In Pakistan circa il 96% della popolazione è di religione musulmana. Il Paese teoricamente riconosce la libertà di professare qualsiasi religione ma nella realtà questo principio viene continuamente violato.

«La legge sulla blasfemia è spesso utilizzata come uno strumento per risolvere questioni personali; l’85% dei casi sono falsi. Molti innocenti sono stati vittima di casi di blasfemia. I tribunali emettono verdetti, ma poi i crimini non vengono provati dalle alte corti.» aveva affermato Shahbaz Bhattil, politico pakistano di fede cristiana assassinato dagli estremisti islamici.

La legge che punisce il reato di blasfemia risale al periodo che va dal 1980 al 1986. Fu introdotta dal generale Zia ul-Haq. Nel 1982 si stabilì la condanna del carcere a vita per chi dissacrava il Corano mentre nel 1986 venne introdotta la pena di morte per chi insulta il profeta Maometto.

Il 20 dicembre del 2016, Amnesty International aveva pubblicato un rapporto che riguardava le leggi sulla blasfemia in Pakistan. Secondo questo resoconto, molto spesso queste leggi vengono utilizzate contro le minoranze religiose per mettere in atto vere e proprie persecuzioni.

Spesso, le persone che vengono accusate (anche ingiustamente) devono lottare a lungo per farsi riconoscere l’innocenza, cosa che spesso neanche avviene.

Al momento della denuncia per blasfemia, la persona accusata viene arrestata anche senza che avvenga la verifica sulla fondatezza delle prove. La mancata attenzione del sistema giudiziario si accosta anche al fatto che il prigioniero è in balia di alcuni gruppi di estremisti che arrivano a minacciare e a volte uccidere le persone accusate.

Secondo alcuni dati forniti da un organismo della Chiesa cattolica pakistana (Ncip) si stima che dal 1986 al 2009 circa 964 persone sono state condannate. Di queste la maggior parte sono musulmane (479), molti altri sono cristiani (119) e il resto di altre religioni.

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