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Home » Esteri

Migliaia di immigrati irregolari arrestati negli Stati Uniti

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I raid hanno preso di mira persone con reati alle spalle, ma anche immigrati senza precedenti penali. Per le autorità si tratta di "operazioni di routine"

Gli agenti dell’ufficio federale di immigrazione statunitense hanno arrestato migliaia di migranti privi di documenti in almeno sei stati americani nel corso della settimana, in una serie di operazioni che hanno segnato la prima applicazione su larga scala dell’ordine esecutivo contro gli immigrati irregolari firmato dal presidente Donald Trump il 25 gennaio 2017.

I raid sono stati definiti venerdì 9 febbraio dai funzionari statali come parte dei controlli di routine, secondo quanto riferito dai media statunitensi.

Le operazioni hanno preso di mira persone con precedenti penali, ma tra gli arrestati ci sono anche immigrati che non hanno mai avuto guai con la giustizia, al contrario di quanto messo in atto durante l’amministrazione Obama.

Gli arresti e i controlli sono stati eseguiti nelle case e nei luoghi di lavoro delle persone coinvolte, le quali potrebbero essere rimpatriate. Le città più colpite dalle misure sono Atlanta, Chicago, New York e Los Angeles, ma anche alcune aree del North Carolina e del South Carolina. 

A gennaio 2017, Trump ha allargato i poteri del Dipartimento di sicurezza nazionale, consentendo all’ente di emettere provvedimenti anche contro chi ha commesso reati minori o non ha alcun tipo di condanna.

Il presidente Usa ha promesso di allontanare almeno 3 milioni di immigrati irregolari sugli 11 milioni che vivono negli Stati Uniti. 

Intanto, sabato 11 febbraio è stata diffusa la notizia secondo la quale la Casa Bianca sta valutando di riscrivere l’ordine esecutivo noto come “Muslim Ban“, firmato da Donald Trump il 27 gennaio scorso e volto a sospendere temporaneamente l’ingresso negli Stati Uniti di rifugiati e cittadini di sette nazioni a maggioranza musulmana.

Il governo sta quindi puntando a sostituire il provvedimento dopo che questo è stato sospeso venerdì 3 febbraio da un giudice federale di Seattle; la sospensione è stata confermata sei giorni dopo dalla Corte di Appello di San Francisco.

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