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Xi Jinping annuncia maggiore apertura per l’economia cinese al congresso del partito Comunista

Per una settimana, oltre duemila delegati in rappresentanza degli 89 milioni di iscritti al partito saranno chiamati ad analizzare “la situazione internazionale e interna” e a nominare nuovi dirigenti in posti chiave del governo

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 17 Ott. 2017 alle 17:06 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 21:57
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Immagine di copertina
Xi Jinping è presidente della Repubblica Popolare Cinese dal 2013, Credit: Afp

Nella grande Sala del Popolo di Pechino, il presidente cinese Xi Jinping ha dato il via ai lavori del XIX congresso del partito Comunista, annunciando la prosecuzione delle riforme economiche e un piano per far uscire dalla povertà 30 milioni di persone.

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I temi economici sono infatti in cima all’agenza del presidente cinese, che vuole approfondire le riforme necessarie al paese, senza però concedere nulla a chi chiede riforme in senso democratico sul modello occidentale.

“L’economia cinese non chiuderà le porte al mondo”, ha detto Xi Jinping, confermando però che il suo governo non ha alcuna intenzione di prendere esempio dai “sistemi politici stranieri”.

L’agenda del presidente prevede infatti la definitiva affermazione “del socialismo con caratteristiche cinesi per la nuova era”. Questo nuovo periodo di prosperità coinciderà, nella visione di Xi Jinping, con quel “grande rinascimento della nazione” promesso dal presidente entro il 2049 al momento dell’assunzione del proprio incarico ormai cinque anni fa.

L’apertura dei lavori

Mercoledì 18 ottobre, 2.287 delegati, in rappresentanza degli oltre 89 milioni di iscritti al partito e delle quattro milioni di organizzazioni a esso collegate, hanno raggiunto Pechino per partecipare al 19esimo congresso del partito Comunista cinese (Pcc), i cui lavori dureranno da oggi fino al 24 ottobre. In agenda c’è l’elezione di un nuovo Comitato centrale e la probabile e definitiva affermazione dell’autorità del presidente Xi Jinping sul partito e sullo stato. Ma cosa accadrà in concreto e perché questo congresso è importante?

Il congresso si raduna ogni cinque anni, in concomitanza con la metà e il termine del mandato decennale del presidente cinese. In carica dal novembre 2012, Xi Jinping si trova ormai a metà del proprio incarico e questo congresso sarà importante per capire se il presidente ha intenzione di ricandidarsi per un secondo mandato.

Martedì 17 ottobre, il portavoce del partito Tuo Zhen, nella conferenza stampa della vigilia, aveva annunciato l’apertura dei lavori presso il palazzo dell’Assemblea del popolo, confermando la durata settimanale dei lavori del congresso.

Tuo Zhen aveva anche ribadito la linea dura del partito sulla corruzione, sostenendo che la campagna voluta dal presidente contro le malversazioni andrà avanti. Il portavoce aveva quindi confermato che questo congresso sarà un’occasione per portare avanti il cammino delle riforme già intrapreso nei primi cinque anni di mandato di Xi Jinping e che alla fine dei lavori sarà annunciata una nuova strategia per lo sviluppo economico della Repubblica popolare.

Cosa accadrà

Mercoledì 18 ottobre, 2.287 delegati, in rappresentanza degli oltre 89 milioni di iscritti al partito e delle quattro milioni di organizzazioni a esso collegate, hanno raggiunto Pechino per partecipare al 19esimo congresso del partito Comunista cinese (Pcc). 

I 2.287 delegati saranno chiamati a discutere della linea politica e soprattutto economica del Pcc e delle eventuali riforme costituzionali da apportare nel corso della seconda metà del mandato di Xi Jinping.

I partecipanti dovranno anche eleggere un nuovo Comitato centrale, che resterà in carica per cinque anni. Questo organo è la più alta autorità di governo del partito e si compone oggi di oltre 200 membri permanenti e almeno 168 che si alternano a turno. La sua composizione numerica però non è fissa e può cambiare a ogni nuovo congresso.

Il Comitato centrale di nuova nomina sarà formalmente incaricato di eleggere il nuovo ufficio politico del partito, meglio noto come Politburo. Anche la composizione di questo organo non è fissa, la Costituzione del partito non ne stabilisce infatti il numero di membri, che nella storia è variato dai 19 ai 25. Attualmente questa assemblea conta 24 membri.

A sua volta, il Politburo eleggerà, tra i suoi membri, i componenti del Comitato permanente dell’ufficio politico del partito Comunista cinese, il vero e proprio cuore del potere in Cina. Questo organo infatti vede la presenza sia del presidente cinese Xi Jinping che del primo ministro Li Keqiang.

Se il Comitato centrale è la massima autorità di governo del partito infatti, poiché che questa assemblea non si raduna in maniera permanente, la sua Costituzione prevede esplicitamente, all’articolo 22, che siano proprio il Politburo e il Comitato permanente a farne le veci e ad assumerne i poteri.

Quest’ultimo organo si compone attualmente di sette membri, eletti nel corso del 18esimo congresso del partito Comunista cinese del 2012, quello che incoronò Xi Jinping alla guida del paese. Oltre al presidente e al primo ministro, vi siede anche il capo della Commissione disciplinare del partito Wang Qishan, di 69 anni.

L’età dei membri di questo comitato è importante perché, secondo una regola non scritta del partito, alla soglia dei 68 anni i suoi componenti devono farsi da parte e ne devono essere eletti degli altri. Al momento soltanto il presidente Xi Jinping, di 64 anni, e il primo ministro Li Keqiang, di 62, non hanno raggiunto i limiti di età che, secondo la lettera di questa norma non scritta, dovrebbero costringere alle dimissioni.

Cinque componenti su sette del comitato che rappresenta il vertice della Cina dovranno quindi essere sostituiti per sopraggiunti limiti di età, mentre almeno 11 membri su 24 del Politburo dovranno lasciare il proprio posto a nuovi dirigenti per lo stesso motivo, tra questi anche l’attuale ministro della Difesa.

Oltre al già citato Wang Qishan, i membri del Comitato permanente che hanno già superato i 68 anni e che sono quindi a rischio di sostituzione sono: Zhang Dejiang, presidente dell’Assemblea nazionale del popolo, il parlamento cinese; Yu Zhengsheng, presidente della Conferenza consultiva politica del popolo, il massimo organo di consulenza del parlamento; Liu Yunshan, la massima autorità degli organi di propaganda e Zhang Gaoli, vice primo ministro esecutivo del governo cinese.

La conclusione dei lavori del congresso, che avverrà il 24 ottobre con un discorso del presidente Xi Jinping, vedrà così una trasformazione dei vertici del partito e del governo del paese asiatico.

Perché è importante

Questo ricambio genererà necessariamente una trasformazione della politica cinese. In base a chi e come verrà sostituito, il mondo saprà in quale direzione si stia muovendo il presidente Xi Jinping.

In particolare, se all’interno del Comitato permanente non saranno eletti membri “giovani”, che non saranno cioè costretti a dimettersi tra cinque anni per sopraggiunti limiti di età, questo potrebbe essere un segnale che il presidente cinese ha intenzione di ricandidarsi per un secondo mandato nel 2022, cosa che lo porterebbe a governare la Cina per altri 10 anni.

Un altro segnale importante riguarda poi la sorte del capo della Commissione disciplinare del partito Wang Qishan. L’eventuale sostituzione del responsabile della cosiddetta campagna “anti corruzione” potrebbe rappresentare una svolta nella politica del presidente, rivelendo la direzione presa da Xi Jinping sul tema della repressione del dissenso interno.

In cinque anni, l’attività di Wang Qishan ha portato all’espulsione di quasi 200 dirigenti del Pcc e a procedimenti disciplinari contro un milione e 400mila funzionari del partito, anche se alcuni oppositori accusano il presidente di usare questa campagna come un pretesto per liberarsi di avversari scomodi.

Un altro risultato importante che potrebbe emergere dal Congresso è l’eventuale riforma della Costituzione del partito, al cui interno il presidente cinese potrebbe inserire un intero capitolo dedicato alla propria visione politica.

Questo onore in Cina è stato riservato soltanto a due uomini: il fondatore della Repubblica popolare cinese Mao Tse-tung e Deng Xiaoping, che dal 1978 al 1992 guidò la Cina nella transizione da un’economia pianificata a un’economia di mercato.

Una simile modifica proietterebbe Xi Jinping nel pantheon della Repubblica popolare cinese, riconoscendo all’attuale presidente un ruolo che nel paese non era stato attribuito a nessuno dall’era di Deng Xiaoping.

Xi Jinping è già, di fatto, il più influente leader cinese degli ultimi decenni. Il presidente è infatti a capo di almeno 12 commissioni nazionali che controllano diversi aspetti della vita dello stato e del partito.

Tra queste, la più importante è la Commissione militare centrale, che controlla le forze armate cinesi. Anche l’esercito infatti, oltre al partito, è saldamente nelle mani del presidente, che dovrà decidere anche se sostituire l’attuale ministro della Difesa Chang Wanquan, che proprio nel 2017 ha compiuto 68 anni, in una mossa cruciale per gli equilibri dello scacchiere asiatico.

Ad ogni modo, tutte queste modifiche nella composizione degli organi di governo del partito e dello stato, alla fine dei sette giorni di congresso, consegneranno al mondo un’amministrazione rinnovata e probabilmente più vicina alla visione politica del proprio presidente.

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