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Migranti, la nave Alan Kurdi entra in acque italiane

Lo annuncia la Sea Eye, la ong che guida la nave che da 7 giorni è in mare senza aver ricevuto indicazioni per poter sbarcare gli 88 migranti soccorsi al largo delle coste libiche

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 1 Nov. 2019 alle 15:22 Aggiornato il 1 Nov. 2019 alle 15:24
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Immagine di copertina

Migranti, la nave Alan Kurdi di Sea Eye entra in acque italiane

La nave Alan Kurdi entra in acque italiane: “Proprio ora siamo entrati in acque territoriali italiane per cercare riparo dal vento e dalle onde”.

Lo annuncia la Sea Eye, la ong della nave Alan Kurdi che da 7 giorni è in mare senza aver ricevuto indicazioni per poter sbarcare gli 88 migranti soccorsi al largo delle coste libiche.

“Nonostante la soluzione diplomatica per le restanti 88 persone salvate a bordo della Alan Kurdi – continua il tweet -, non ci è stato ancora assegnato un porto sicuro. Un altro capitolo buio per la fortezza Europa”.

All’alba di oggi è stata evacuata una giovane migrante di vent’anni. Lo riferisce la ong, spiegando che la ragazza è stata portata a terra per motivi sanitari dalla Guardia costiera italiana. Domenica scorsa era stata evacuata una donna incinta.

La nave era riuscita indenne dallo scontro con le milizie libiche che sabato 26 ottobre avevano sparato in aria e in mare per intimidire i soccorritori.

Secondo il racconto di uno dei responsabili della nave Alan Kurdi, Gorden Isler, un motoscafo con tre motori fuoribordo, la bandiera libica a poppa e una mitraglietta a prua si è avvicinato ai due piccoli gommoni della Ong tedesca impegnati nel soccorso di 90 migranti e ha aperto il fuoco sparando prima verso il cielo ma poi anche in acqua.

La Sea Eye ha pubblicato su Twitter il video dell’episodio, dopo che la guardia costiera libica in un comunicato ha negato di aver sparato verso la barca della Ong: “Le nostre pattuglie non hanno né intercettato né minacciato o bombardato la barca di un’organizzazione non governativa”, hanno fatto sapere i guardacoste libici.

Nel filmato condiviso dall’Ong si vede il motoscafo battente bandiera libica con a bordo circa cinque persone, di cui una posizionata a prua accanto alla mitraglietta, inserirsi tra i due gommoni di Sea Eye che avevano già salvato i migranti e la più grande nave Alan Kurdi, verso cui le imbarcazioni si stavano dirigendo. Lo staff della Ong ha raccontato che era stato il sistema di segnalazione delle emergenze in mare Alarm Phone a comunicare l’esistenza di un’imbarcazione di migranti in difficoltà in acque internazionali.

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