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Home » Esteri

Afghanistan, Erdogan minaccia l’Europa: “Non siamo il vostro campo profughi”

Immagine di copertina
Credit: EPA/ANSA.

“La Turchia non è il campo profughi dell’Europa: l’Unione si assuma le proprie responsabilità”. Così ha tuonato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan a fronte dell’aumento registrato nelle ultime settimane del numero di persone in fuga dall’Afghanistan entrate nel Paese attraverso il confine con l’Iran, dopo il ritorno al potere a Kabul dei talebani.

“La Turchia non ha alcun dovere, responsabilità né obbligo di essere il campo profughi d’Europa”, ha rimarcato Erdogan in un discorso pronunciato giovedì sera in televisione dopo una riunione del governo di Ankara. Il presidente turco ha invitato i Paesi europei ad assumersi la responsabilità degli afghani in fuga dai talebani, mentre sempre più politici dell’Unione si rivolgono alla Turchia per risolvere il problema del nuovo afflusso di rifugiati nel continente.

“Dobbiamo ricordare ai nostri amici europei il seguente fatto: l’Europa, che è diventata un centro di attrazione per milioni di persone, non può restare fuori da questo problema chiudendo le proprie frontiere per proteggere la sicurezza e la prosperità dei suoi cittadini”, ha sottolineato Erdogan. “Così facendo, l’Europa non solo viola il diritto internazionale ma sta anche voltando le spalle ai valori umani”.

La rapida avanzata dei talebani in Afghanistan seguita al collasso delle istituzioni di Kabul dopo il ritiro delle truppe occidentali ha riportato alla mente in Europa la crisi dei rifugiati del 2015-16, che la Turchia ha contribuito a fermare dando rifugio a milioni di persone in cambio di diversi miliardi di euro di aiuti.

Il 18 marzo 2016 il Consiglio europeo e la Turchia hanno raggiunto un accordo per fermare il flusso di migranti irregolari diretto in Europa sulla rotta balcanica. Allora, l’Unione promise ad Ankara 3 miliardi di euro per il biennio 2016-2017 e altri 3 miliardi di euro per il 2018-2019 come parte dell’accordo, che prevede la deportazione in Turchia di tutti i migranti e i richiedenti asilo arrivati in Grecia e le cui domande di asilo sono dichiarate inammissibili. A giugno, la Commissione europea ha proposto al Consiglio dei capi di Stato e di governo di concedere altri 3 miliardi di euro alla Turchia da qui al 2024 per contenere i flussi migratori provenienti dal Medio Oriente sulla rotta balcanica e sostenere le azioni per i profughi presenti nel Paese.

Se nel 2015-2016 furono oltre un milione le persone venute a rifugiarsi nell’Unione europea, anche stavolta i numeri sembrano impressionanti: secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) solo dalla fine di maggio quasi 250mila afghani hanno abbandonato le loro case per fuggire dai talebani.

In proposito, il presidente turco ha ricordato all’Europa che il Paese ospita già 5 milioni di cittadini stranieri, tra cui 3,6 milioni di rifugiati siriani e almeno 300mila afghani. “Circa 1,1 milioni di stranieri hanno il permesso di soggiorno”, ha ribadito Erdogan. Il capo dello Stato si è inoltre detto consapevole del “disagio” dell’opinione pubblica nei confronti dei rifugiati e ha ribadito che Ankara ha già inviato rinforzi al confine con l’Iran compresi militari, gendarmi e agenti di polizia e della dogana, in attesa del completamento di un muro in costruzione lungo la frontiera.

In settimana ad Ankara sono state registrate varie aggressioni ai danni di case, negozi e auto di proprietà di cittadini siriani residenti nel distretto di Altindag della città, dove si era diffusa la notizia – poi rivelatasi falsa – di un rifugiato che avrebbe accoltellato due turchi durante una rissa.

La procura della capitale ha avviato un’indagine su 61 persone in seguito agli attacchi definiti razzisti. Secondo una nota divulgata dall’ufficio, i pubblici ministeri turchi stanno indagando 35 persone per il ruolo in questi attacchi e 26 utenti sui social che avrebbero condiviso post “provocatori”.

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