Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 18:04
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Di Battista
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Economia

Trieste: il giudice annulla i licenziamenti Wartsila, era comportamento antisindacale

Immagine di copertina
striscione del collettivo di fabbrica di Wartsila Trieste. fonte: Facebook

Il giudice ha revocato la procedura di licenziamento avviata da Wartsila che avrebbe mandato a casa 451 dipendenti della fabbrica di motori per navi di Trieste. La denuncia depositata il 17 agosto da Fim, Fiom e Uilm è stata accolta dal giudice del lavoro Paolo Ancora, che ha condannato l’azienda finlandese a 50mila euro di danni da pagare a ciascuna delle sigle sindacali, che erano rimaste escluse dalle trattative a causa della decisione unilaterale dell’azienda. Infatti veniva contestato che i sindacati non fossero mai stati informati prima del 15 luglio, giorno dei licenziamenti, dell’insoddisfazione del gruppo riguardo la competitività della filiale triestina, né della volontà di rilocalizzare la produzione in Finlandia. Si stimano inoltre a circa 60 milioni gli incentivi concessi dallo Stato italiano a Wartsila negli ultimi anni, che avrebbe anche fatto richiesta per gli aiuti del Pnrr, come denunciato dal governatore Fedriga.

La difesa della multinazionale non ha convinto. Secondo il Fatto Quotidiano, Wartsila Italia (il cui amministratore delegato non è altro che il vicepresidente di Confindustria Alto Adriatico Andrea Bochicchio) non avrebbe potuto informare i sindacati per questioni di “segretezza” decise dall’azienda madre finlandese e che la decisione del cda era arrivata solo poche ore prima della comunicazione ai dipendenti. Il giudice ha replicato che non è ammissibile che gli obblighi sindacali dell’azienda “possano essere del tutto cancellati in ragione delle esigenze di segretezza della capogruppo” e “che dunque la necessità di non turbare gli equilibri del mercato finanziario possa prevalere in maniera assoluta ed irrimediabile su diritti tutelati in via diretta dalla Costituzione”.

L’azienda a luglio aveva annunciato in videoconferenza gli esuberi, dando il via a mobilitazioni dei lavoratori che culminate nel corteo del 3 settembre (chiamato da Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil) che ha visto le strade di Trieste riempirsi di 15mila manifestanti, seguito da uno sciopero congiunto con i lavoratori del porto. Tra le richieste c’era un tavolo di confronto al Mise per proporre un piano industriale. Dopo l’esito nullo ottenuto dal ministro Giorgetti è arrivata la sentenza del giudice.

In una nota congiunta Luca Trevisan, segretario nazionale Fiom-Cgil e Marco Relli, il segretario generale della Fiom-Cgil di Trieste, hanno salutato la sentenza: “Si tratta di un risultato straordinario per le lavoratrici e i lavoratori di Wartsila, diretti e degli appalti impegnati da oltre due mesi, con la lotta e la mobilitazione, a contrastare lo scempio che Wartsila intendeva mettere in atto nei confronti di tutta la comunità triestina”.

Tuttavia la sentenza non impedisce all’azienda di chiudere lo stabilimento: dovrà solo farlo concordandosi con i sindacati. Intanto, oggi il comitato di fabbrica di Wartsila si è unito allo sciopero di Fridays for Future a Trieste, come annunciato su Facebook: “L’allargamento del fronte si deve estendere e dobbiamo convergere nei momenti conflittuali e di lotta che compongono la nostra città. Voi state attenti e tenetevi pronti che l’autunno arriva e sarà caldo”.

Ti potrebbe interessare
Economia / Così le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno cambiato l’Italia
Economia / Stellantis, compenso da 36,5 milioni per l’a.d. Tavares: guadagna 518 volte più di un dipendente
Economia / Lavoro, per il 68% degli occupati la priorità è lavorare meno: “Dimissioni fuga verso impiego migliore”
Ti potrebbe interessare
Economia / Così le guerre in Ucraina e Medio Oriente hanno cambiato l’Italia
Economia / Stellantis, compenso da 36,5 milioni per l’a.d. Tavares: guadagna 518 volte più di un dipendente
Economia / Lavoro, per il 68% degli occupati la priorità è lavorare meno: “Dimissioni fuga verso impiego migliore”
Economia / Rottamazione Quater: come pagarla online con Easypol
Economia / Il Superbonus scende al 70%, il decreto è diventato legge: cosa cambia
Pensioni / Trump si paragona a Navalny: “Gli Usa stanno diventando un Paese comunista”
Economia / Stellantis valuta di produrre auto elettriche cinesi a Mirafiori
Economia / Le Bahamas non sono più un paradiso fiscale, almeno per l’Ue
Economia / A Roma la prima riunione dell’EMC di UIC sotto la presidenza dell’AD Luigi Ferraris
Economia / Quelle aziende che pagano per non assumere disabili