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“Una marea di container che non sanno più dove mettere”: il blocco del canale di Suez non è ancora finito

Di Giulio Alibrandi
Pubblicato il 1 Apr. 2021 alle 13:16 Aggiornato il 1 Apr. 2021 alle 13:22
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Immagine di copertina
La Ever Given inizia a spostarsi nel canale di Suez. EPA/Mohamed Hossam/ANSA

“Una marea di container che non sanno più dove mettere”: il blocco del canale di Suez non è ancora finito

A oltre una settimana da quando la nave portacontainer Ever Given si è arenata nel canale di Suez, gli effetti del blocco di uno degli snodi principali del commercio mondiale continuano a ripercuotersi sulle filiere produttive, che potrebbero impiegare mesi ad assorbire i ritardi.

Un incidente “non banale” per il mondo dei trasporti marittimi, riferisce a TPI Raffaella Passariello, responsabile area export della multinazionale delle spedizioni internazionali Savino del Bene, che prevede “gravi ripercussioni al sistema logistico” soprattutto sul fronte della carenza di container, interessati da rialzi record nelle tariffe di spedizione, più che triplicati dalla scorsa estate.

Una situazione che, anche senza essere avvertita direttamente dai consumatori, può avere forti ricadute sulle aziende impegnate nelle esportazioni, che in Italia rappresentano più del 30 percento del Pil. I ritardi negli arrivi e nelle partenze delle navi causati dal blocco, stimati in circa 2-3 settimane, stanno riducendo la disponibilità di container già scarsa a seguito della pandemia e contribuendo all’accumulo di merci pronte per la spedizione, sulle banchine o nei magazzini dei produttori, mentre si allungano di settimane i tempi necessari per prenotare uno spazio sulle navi.

“Pensiamo a tutta la merce per l’esportazione che normalmente arriva nelle banchine, via camion o via treno”, ha detto Passariello. “Questa è arrivata e continua ad arrivare nei giorni prefissati per l’arrivo della nave che scarica l’import, che nel frattempo è in ritardo e verrà riprogrammata nei prossimi giorni”, ha affermato. “Una marea di container che non sanno più dove mettere”.

“Stanno incentivando il traffico ferroviario che però funziona a singhiozzo perché i container sono diventati fantasmi e non si trovano neanche nei terminal interni”, ha aggiunto, ribadendo la difficoltà del momento attraversato dal settore.

Negli scorsi mesi la crisi dei container ha contribuito a far rallentare un ingranaggio importante nel sistema del commercio internazionale, aumentando costi e disagi per le imprese del settore. Con la ripresa anticipata della Cina rispetto al resto dell’economia mondiale, i container inviati nei paesi occidentali dalla prima potenza manifatturiera al mondo impiegano tempi più lunghi per tornare nel continente asiatico, portando a un aumento delle tariffe di spedizione e rendendo più difficile per le aziende dei paesi occidentali assicurarsi container necessari per l’esportazione. A essere colpite sono state le forniture delle merci più disparate, come materie prime, prodotti farmaceutici, agricoli, alimentari e anche vestiti, in molti casi già in ritardo per la stagione estiva.

Secondo la società di ricerca danese Sea-Intelligence, già a febbraio tre quarti di tutte le navi portacontainer dirette dall’Asia all’Europa risultavano arrivate in ritardo.

Lo scorso martedì 23 marzo la nave Ever Given, con un carico di 200.000 container, si è arenata a causa dei forti venti nel canale di Suez mentre si dirigeva dalla Cina ai Paesi Bassi, bloccando per sei giorni uno dei principali passaggi marittimi al mondo, in cui transita circa il 12 percento del commercio mondiale e il 10 percento delle spedizioni di greggio. Il lunedì successivo la portacontainer da oltre 220.000 tonnellate è stata finalmente spostata da più di 10 rimorchiatori grazie all’aiuto dell’alta marea. Il blocco ha costretto le centinaia di navi che ogni settimana transitano nel canale ad attendere in fila la fine delle operazioni di soccorso, che secondo le stime iniziali avrebbero potuto richiedere anche diverse settimane. Molte navi hanno scelto di aggirare il blocco del canale passando per il capo di Buona Speranza in Africa meridionale, un viaggio che può aggiungere anche due settimane in più di navigazione.

Secondo le autorità egiziane, il canale sarà sbloccato entro sabato 3 aprile. Nei due giorni successivi alla riapertura è stato attraversato da più di 160 navi, delle 422 navi rimaste in attesa durante i sei giorni del blocco.

Nel 2020 quasi 19.000 navi sono passate per il canale che collega il Mar Rosso con il Mediterraneo, una media di 51,5 al giorno. Il valore delle merci che attraversano Suez è stimato in 8,16 miliardi di euro al giorno, pari a 340 milioni di euro l’ora.

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