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Snam, l’a.d. Scornajenchi: “Il nuovo piano industriale si concentrerà su integrazione energetica e cattura della CO2”

Immagine di copertina
La sede Snam a San Donato Milanese. Credit: Ivan Peschiani / WikiCommons - CC BY-SA 4.0

“Industria, case: il gas è insostituibile. Il 50% dell’energia elettrica italiana è generato da gasdotti, rigassificatori o stoccaggi”. Il numero uno della società di infrastrutture energetiche annuncia al Corriere della Sera i prossimi passi in vista del nuovo piano aziendale

L’energia pulita va bene ma oggi è ancora il gas a tenere accese le luci in Italia. “È un elemento insostituibile”, ha spiegato l’amministratore delegato di Snam, Agostino Scornajenchi, al Corriere della Sera dall’alto della nuova sede della società “The Energy House” appena completata allo Scalo di Porta Romana di Milano. Il futuro, invece, per il numero uno di Snam ha una direzione chiara: il nuovo piano industriale, in arrivo a marzo, punterà infatti sulla “integrazione dei vettori energetici”: gas, biometano, e forse – chissà – un giorno anche idrogeno. Ma prima, ha precisato Scornajenchi, “arriverà la cattura e stoccaggio della CO2”. “È un processo industriale che esiste già”, ha aggiunto al Corriere della Sera. “Va reso più efficiente per ridurne i costi”.
In attesa della rivoluzione verde, il presente intanto è ancora azzurro. “Abbiamo alzato la guidance per l’intero 2025 e ridotto l’indebitamento”, ha detto l’amministratore delegato di Snam. E i numeri gli danno ragione: “I consumi di gas crescono: nei primi 10 mesi sono saliti del 3% su anno”. “Se avessimo dovuto seguire gli scenari di qualche anno fa, dovremmo essere a 35-40 miliardi metri cubi all’anno, invece siamo risaliti oltre 62 miliardi”, ha proseguito Scornajenchi. Cosa significa? “Il 50% circa dell’energia elettrica è prodotto col gas proveniente dalle infrastrutture di Snam, che siano i gasdotti, i rigassificatori o gli stoccaggi, che sono la vera batteria oggi, perché erogano per 4 mesi e non solo per poche ore”.
L’a.d. di Snam fa l’esempio della Germania. “Dopo aver chiuso le centrali nucleari ha deciso di costruire 36 gigawatt di termoelettrico. Ecco perché Snam ha dimostrato resilienza, sia quando ha concluso il Tap, che ci ha salvato dalla crisi con la Russia, sia con i due nuovi rigassificatori di Piombino e Ravenna. Il gas liquefatto era marginale, ora rappresenta il 32% del mix con 189 metaniere arrivate quest’anno, quasi la metà Usa”, ha sottolineato Scornajenchi. Insomma, senza gas non si accende nemmeno la transizione.
Tutto questo perché l’Ue ha deciso di vietare l’importazione di metano russo dal 2027, da cui l’Italia si è già affrancata mentre altri Stati membri sono ancora indietro. Motivo per cui Snam esporta. “Sta aumentando l’export di gas dall’Italia verso il Nord ed Est Europa”, rivela Scornajenchi. “Da 0,4 miliardi di metri cubi nel 2024, quest’anno siamo già a 1,6 miliardi. Ha giocato a favore un Psv più conveniente del Ttf negli ultimi mesi. Per l’Italia si apre uno scenario nuovo: da destinazione sta diventando una porta di accesso”.
Ma per aprirla ancora di più servono altre spinte. “Stiamo potenziando le centrali con nuovi compressori e potremo arrivare a esportare fino a 14 miliardi di metri cubi all’anno dal 2027”, ha aggiunto l’a.d. di Snam. Non solo: l’azienda infatti punta ad acquistare il 25% del gasdotto tedesco Oge che, come sottolinea Scornajenchi, “fa parte di una strategia di collegamento tra Nord Africa e Nord Europa”. “Siamo in attesa dell’ok dalle autorità tedesche ma non aspetteremo oltre metà novembre”, avvisa però il numero uno della società. Anche perché non è l’unico dossier sul tavolo: “Stiamo rivedendo il portafoglio delle partecipate”, ha annunciato l’a.d. “Per il momento restiamo nella francese Terega, che dà ottimi dividendi”. Sul rigassificatore Olt di Livorno invece, da cui il fondo Igneo (che ne controlla il 48,2% delle azioni) potrebbe uscire, Scornajenchi rassicura: “I fondi prima o poi escono. Per Snam i rigassificatori sono strategici, se servirà faremo le nostre valutazioni”.
Dietro l’infrastruttura però c’è sempre un lato umano. Il 55% dei dipendenti, ha ricordato Scornajenchi, ha aderito al piano di azionariato diffuso. “Una conferma del legame con l’azienda”.

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