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Home » Economia

Sciopero dei commercialisti: tra settembre e ottobre niente F24

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Credit: Afp

La protesta dei sindacati contro la "perdurante situazione di caos" in cui si trovano a operare i professionisti

I sindacati dei commercialisti italiani hanno proclamato uno sciopero per protestare contro la “perdurante situazione di caos” e il “mancato rispetto dello Statuto dei diritti del contribuente”. Alla mobilitazione hanno aderito tutte le sigle che rappresentando i commercialisti: ADC, AIDC, ANC, ANDOC, SIC, UNAGRACO, UNGDCEC e UNICO. La protesta ha anche il sostegno del Consiglio nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili.

Lo sciopero, spiegano i commercialisti, “si concretizzerà con il mancato invio dei nostri modelli F24 tra il 30 settembre e il primo ottobre, protesta che verterà solo sul non pagamento delle nostre imposte e non anche quelle dei nostri clienti”. Dal 29 settembre al 7 ottobre, inoltre, i commercialisti non parteciperanno ad alcuna udienza nelle varie Commissioni tributarie.

“L’adesione alla protesta non produrrà, a carico dei colleghi, il pagamento di sanzioni o interessi”, chiariscono i sindacati.

I commercialisti protestano, in particolare, contro il caos creato con gli indici sintetici di affidabilità (Isa) e il mancato accoglimento della richiesta di disapplicazione degli indici per l’anno 2018, o in subordine della possibilità di renderli facoltativi.

“Ma le ragioni vengono da lontano”, sottolineano. I professionisti puntando il dito contro “la semplificazione degli adempimenti da tempo promessa da tutte le forze politiche ma mai concretamente attuata” e “il mancato rispetto dello Statuto dei diritti del contribuente”.

“Dal 2015 abbiamo dovuto sostenere 53 novità normative, solo nel 2019 (e siamo a settembre) ci sono stati richiesti 20 nuovi adempimenti”, fanno notare.

Sono quattro le richieste avanzate al Ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri:

  • 1. disapplicazione, o applicazione facoltativa, degli Isa per l’anno 2018;
  • 2. sistematica consultazione, nella formulazione di norme in materia di competenza della categoria, delle sigle sindacali e del Cndcec;
  • 3. concreta semplificazione e riduzione degli adempimenti;
  • 4. osservanza, senza eccezioni, delle disposizioni dello Statuto dei diritti del contribuente.

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