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Pensioni, nuova proposta per ritirarsi dal lavoro con 7 anni di anticipo: ecco a chi è rivolta

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 4 Giu. 2019 alle 08:43 Aggiornato il 11 Giu. 2019 alle 13:33
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Pensioni proposta anticipo 7 anni nel Decreto Crescita: ecco a chi è rivolta

Pensioni proposta anticipo 7 anni | C’è una nuova proposta in materia previdenziale che potrebbe rappresentare una grande novità. Si tratta di un anticipo di sette anni per la quiescenza: in sostanza, grazie a un fondo pubblico, potrebbe essere previsto un maxi scivolo fino a 84 mesi dalla pensione.

Tale meccanismo, che potrebbe essere introdotto con un emendamento al Decreto Crescita presentato dai relatori Raphael Raduzzi (M5s) e Giulio Centemero (Lega) in commissione Bilancio e Finanze di Montecitorio e che andrebbe in sperimentazione per il biennio 2019-2020 per il costo di 30/40 milioni di euro all’anno, è però riservato alle grandi aziende che vorranno investire sulla trasformazione tecnologica.

Saranno proprio le aziende, quelle con più di mille dipendenti, a pagare l’anticipo della pensione del lavoratore. In sostanza l’iniziativa, che come detto è indirizzata alle aziende che abbiano voglia e possibilità di procedere a uno sviluppo tecnologico e perciò inserite “nell’ambito dei processi di reindustrializzazione e riorganizzazione”, permetterebbe loro di riformulare i contratti di solidarietà espansiva.

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A chi mancano non più di 84 mesi per raggiungere i requisiti per la pensione – sia quella di vecchiaia che quella anticipata – potrebbero quindi essere indirizzate una serie di misure: a questi “il datore di lavoro” andrebbe a riconoscere “per tutto il periodo e fino al raggiungimento del diritto” un’indennità “liquidabile in unica soluzione commisurata al trattamento pensionistico lordo maturato dal lavoratore al momento della cessazione del rapporto di lavoro così come determinato dall’Inps“.

Lo scopo è dare stimolo alle assunzioni, le quali dovranno essere concordate prima di far partire i pensionamenti anticipati. Il contratto di espansione offrirebbe quindi la possibilità ai lavoratori di vedersi riconoscere dal datore di lavoro un’indennità mensile che, però, dovrà essere commisurata al trattamento pensionistico maturato fino al momento dell’interruzione del rapporto.

Tale interruzione dovrà, quindi, essere conseguente ad un licenziamento o potrà essere prevista una riduzione oraria in vista di nuove assunzioni a tempo indeterminato o con contratto di apprendistato professionalizzante. “Qualora il primo diritto a pensione sia quello previsto per la pensione anticipata, il datore di lavoro versa anche i contributi previdenziali utili al conseguimento del diritto con esclusione del periodo già coperto dalla contribuzione figurativa a seguito della risoluzione del rapporto di lavoro”, è quanto si legge ancora nel testo dell’emendamento.

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