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Il reddito di cittadinanza? “È troppo alto rispetto al reddito degli italiani”: a dirlo è l’Ocse

Di Giulia Angeletti
Pubblicato il 26 Apr. 2019 alle 12:21 Aggiornato il 26 Apr. 2019 alle 12:27
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Immagine di copertina

L’Employment Outlook dell’Ocse, il rapporto stilato ogni anno dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico e dedicato al futuro del lavoro, ha espresso dei giudizi in merito al reddito di cittadinanza, la nuova misura di sostegno al reddito varata dal governo Lega-M5s nel “decretone” insieme alla riforma delle pensioni Quota 100.

Il livello attuale del sussidio è stato giudicato dall’organizzazione come “elevato rispetto ai redditi mediani italiani e relativamente a strumenti simili negli altri paesi Ocse”. “La sua messa in opera – continua poi a spiegare il rapporto – dovrà essere monitorata attentamente per assicurare che i beneficiari siano accompagnati verso adeguate opportunità di lavoro”.

E anche per quanto riguarda la formazione permanente, Ocse ritiene che il sistema italiano non sia “attrezzato per le sfide future”.

Tali valutazioni conseguono al fatto che nel 2017, d’altronde, solo il 20,1% degli adulti in Italia ha partecipato a programmi di formazione professionale, e solo il 60% delle imprese mette a disposizione dei propri dipendenti dei percorsi per la formazione continua. Ciò in completa controtendenza rispetto alla media europea Ocse, che è invece del 75,2%.

Evidenziato anche il grande divario – di circa 38 punti percentuali –  tra lavoratori ad alta e bassa qualifica nell’accesso alla formazione professionale: anche questa appare al di sotto della media Ocse.

In sostanza, il quadro che ne emerge per quanto riguarda l’Italia è un record di sottoccupati, un’alta disoccupazione e una grande instabilità a livello di contratti. A risentirne di più, naturalmente, sempre i giovani.

Per quanto riguarda invece gli strumenti di sostegno al reddito, sempre l’Employment Outlook ha sottolineato che l’Italia li ha ampliati “significativamente per le persone a rischio povertà nel 2018 e nel 2019, tuttavia assicurare adeguati strumenti di protezione per i lavoratori autonomi rimane una sfida aperta”.

L’Ocse ha messo inoltre in guardia per quanto riguarda l’accesso, giudicato troppo difficile, alla protezione sociale da parte dei lavoratori autonomi e di quelli dipendenti con periodi contributivi intermittenti: un lavoratore autonomo non attivo e con un nucleo familiare a basso reddito, infatti, ha una probabilità molto bassa, pari al 10%, di ricevere un aiuto economico, mentre uno dipendente assunto con contratto a tempo indeterminato che versa nella stessa situazione socio-economica ne ha uno di più del 50%.

Ad influenzare negativamente le valutazioni del report annuale anche le preoccupazioni per i cambiamenti tecnologici: in Italia, secondo i dati Ocse, i posti di lavoro ad alto rischio di automazione sono sopra la media.

Infine, preoccupa anche la quota di lavoro temporaneo: il rapporto, infatti, la vede di gran lunga superiore alla media Ocse ed in notevole crescita nell’ultimo decennio, il che si aggiunge al raddoppiamento dal 2006 della quota di lavoratori sotto occupati, ora la più alta tra i paesi Ocse.

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