Covid ultime 24h
casi +16.079
deceduti +136
tamponi +170.392
terapie intensive +66

Il Re delle cravatte Maurizio Marinella a TPI: “Serve l’università dei vecchi mestieri o questo paese muore”

"Non ci sono più mani. Io nel mio negozio non riesco a trovare dei giovani che siano disposti a tagliare e cucire”, ci ha detto Maurizio Marinella

Di Luca Telese
Pubblicato il 15 Apr. 2019 alle 07:19 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:59
258
Immagine di copertina
Maurizio Marinella. Credit: Instagram E. Marinella

Non ci sono più mani. Maurizio Marinella l’uomo che in tutto il mondo, per i semplici cultori del ben vestire come per i capi di Stato è il re delle cravatte, sabato alla Fabbrica dei leader, mentre teneva un seminario sull’innovazione s sul mercato, ha raccontato: “Io nel mio negozio non riesco a trovare dei giovani che siamo disposti a tagliare e cucire”.

Ed è così Marinella, l’uomo a cui Obama ha detto che gli ha fatto rimpiangere di non avere avi italiani, ha dato una piccola grande lezione all’Italia e al mondo. Ha spiegato che lui, se questi giovani si fossero presentati alla sua porta, ne avrebbe assunto subito venti, e con uno stipendio superiore a quello di un professore di prima nomina.

Eppure, proprio nella regione in cui un ragazzo su due non ha un lavoro, Maurizio Marinella non ha trovato nessuno, non uno, non un solo giovane disponibile, neanche un cretino che sia disposto a prendere in mano un paio di forbici in mano e a lavorare.

E allora bisogna dire che la lezione di Marinella che ha annunciato di voler creare un’università dei vecchi mestieri per salvare dall’oblio le professioni che a Napoli stanno scomparendo, è una lezione per tutta l’Italia, probabilmente un insegnamento che oggi è utile in tutto il mondo.

Il re delle cravatte mi ha detto: “Se noi non sapremo fare questo, il cuore dell’eccellenza italiana è destinato ad estinguersi”. Ha ragione. Forse Marinella ci dice anche che l’overdose delle simulazioni, dei videogiochi, dei cosiddetti device e dei telefonini, l’abuso delle esperienze finte, lisergiche e virtuali, ci ha reso estranea persino la parte del corpo che ci è più utile nella vita di tutti i giorni.

E così io oggi devo scrivere una cosa molto semplice, brutale e tuttavia molto chiara. Proprio io che che mi guadagno da vivere lavorando con la testa, con le parole e con le idee, uso molto le mie mani.

Passo il mio tempo libero a tagliare, smontare e costruire cose ed oggetti. Alla fine senza riuscire a trovare un perché razionale, mi sono convinto di un fatto apparentemente illogico: le mani vedono meglio degli occhi, le mani capiscono, le mani danno forma al mondo.

Il paradosso infatti è questo: chi non usa almeno un po’ le sue mani non sa usare nemmeno la sua testa.

258
Accesso

Se non ricordi la tua password o in precedenza usavi un account social (Facebook, Google) per accedere, richiedi una nuova password.