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Home » Economia

Quello che il Pil non misura: tre economisti di fama mondiale propongono un modello alternativo

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Questo testo è estrapolato dal Rapporto della Commissione sulla misura della performance dell’economia e del progresso sociale, redatto nel 2009 dagli economisti Jean Paul Fitoussi, Joseph Stiglitz e Amartya Sen.

Il Prodotto interno lordo (Pil) è la misura più diffusa dell’attività economica. Il suo calcolo è regolato da norme internazionali e molti ragionamenti sono stati fatti per definirne gli aspetti statistici e le basi concettuali. Spesso il Pil viene utilizzato come una misura del benessere economico, tuttavia esso  tiene conto unicamente della produzione di mercato. Confondere questi due aspetti può generare indicazioni fuorvianti sul reale benessere delle persone e causare così decisioni politiche sbagliate. Il tempo considerato ai fini del Pil è solo quello impiegato per comprare, vendere o produrre beni o servizi. Ma anche il tempo disponibile per lo svago influisce sul nostro benessere: con il progredire della società, non è irragionevole aspettarsi che le persone godano di alcuni dei frutti di tale progresso sotto forma di svago.

La qualità della vita, in altre parole, è un concetto più ampio rispetto alla produzione economica: comprende l’intera gamma di fattori che influenza ciò a cui noi attribuiamo valore. Occorre quindi sviluppare un sistema statistico che integri le misure delle attività di mercato con altre incentrate sul benessere dei popoli e la sostenibilità. E tale sistema deve necessariamente essere plurale, perché nessun singolo indicatore può riassumere qualcosa di così complesso quale è il benessere dei membri della società. Basandosi su ricerche accademiche e su una serie di iniziative concrete sviluppate in tutto il mondo, abbiamo individuato le seguenti dimensioni chiave che devono essere presi in considerazione. Almeno in linea di principio, queste dimensioni devono essere considerate contemporaneamente: 1) Standard materiali di vita (reddito, consumi e ricchezza); 2) Salute; 3) Istruzione; 4) Attività personali compreso il lavoro; 5) Opinione politica e governo; 6) Integrazione e relazioni sociali; 7) Ambiente (presenti e future condizioni); 8) Insicurezza, di tipo economico, nonché di natura fisica. Tutti questi caratteri formano le dimensioni del benessere, e tuttavia molti di essi sono assenti nelle misure convenzionali del reddito.

Per lungo tempo, gli economisti hanno ritenuto che fosse sufficiente osservare le scelte degli individui per ricavare informazioni sul loro benessere. Negli ultimi anni, invece, gran parte della ricerca si è concentrata su ciò che la gente apprezza, cioè sui dati soggettivi del benessere riferito dalle stesse persone: sono così emerse forti discrepanze tra le ipotesi standard della teoria economica e i fenomeni del mondo reale.

Va detto che ciò che la gente dichiara circa le proprie condizioni non può essere né confermato né smentito sulla base di fatti oggettivi: mentre per esempio l’inflazione “percepita” può essere confrontata con quella “reale”, solo gli intervistati sono in grado di fornire informazioni su di sé. Tuttavia queste misure soggettive aiutano a comprendere il comportamento delle persone (i lavoratori che si dicono insoddisfatti del proprio lavoro sono più propensi a lasciarlo) e possono fornire molte altre informazioni utili (chi si dichiara felice tende a sorridere di più e ad essere giudicato come felice dalle persone che lo circondano).

La dimensione soggettiva della qualità della vita comprende diversi aspetti: il primo è rappresentato dalle valutazioni che le persone fanno della loro vita nel suo complesso o nei suoi vari settori, come la famiglia, il lavoro e le condizioni finanziarie; il secondo è rappresentato dai sentimenti della gente, come il dolore, la preoccupazione, la rabbia, il piacere, l’orgoglio, il rispetto. Tutti questi aspetti del benessere soggettivo dovrebbero essere misurati separatamente per ottenere una valutazione attendibile della vita delle persone. Quali di questi aspetti siano più importanti, e per quale scopo, è ancora una questione aperta. Un punto sul quale c’è concordanza, invece, sono gli elevati costi della disoccupazione sulla qualità della vita. Chi perde il lavoro tende a dare un giudizio peggiore della propria esistenza e a manifestare tristezza, stress, dolore. Ciò significa che gli effetti negativi della disoccupazione sono più alti della perdita di reddito in sé.

Venendo ora alle caratteristiche oggettive nella determinazione della qualità della vita, esse mettono in luce come i modi in cui le società sono organizzate fanno la differenza per il benessere delle persone. E i loro effetti non sono tutti rilevati dalle misure convenzionali delle risorse economiche. Iniziamo dalla sanità: i parametri non economici relativi alla salute delle persone possono divergere in maniera significativa dalle misure economiche tradizionali. Per esempio, sebbene la Francia abbia un Pil pro-capite più basso rispetto a quello degli Stati Uniti, l’aspettativa di vita alla nascita in Francia è maggiore, e addirittura questo vantaggio è sistematicamente crescente nonostante il Pil pro-capite vada diminuendo rispetto a quello statunitense.

Anche l’istruzione influenza la qualità della vita indipendentemente dai suoi effetti sui redditi e sulla produttività delle persone. Chi è più istruito vanta generalmente uno stato di salute migliore, livelli di disoccupazione inferiori, più relazioni sociali e un maggiore impegno nella vita civile e politica. I dati disponibili non sempre consentono di trarre conclusioni sul nesso di causalità tra l’istruzione e le altre dimensioni della qualità della vita (ad esempio un bambino meno sano può saltare la scuola più spesso), ma è opinione generale che l’istruzione comporti una serie di vantaggi (monetari e non) di cui beneficiano sia le persone che investono nella formazione sia la comunità nella quale esse vivono.

Fra le attività personali, un fattore oggettivo determinante nella qualità della vita è il lavoro retribuito, perché attribuisce un’identità alle persone e offre opportunità di socializzazione. Ma non tutti i lavori sono di egual valore in questo senso: di qui l’importanza di raccogliere informazioni più sistematiche sulla qualità del lavoro retribuito. Anche il lavoro domestico non remunerato, come fare la spesa e occuparsi dei figli o di altri membri della famiglia, è importante dal punto di vista di questa valutazione. Così come il tempo per i trasporti: il numero di ore trascorse in viaggio per e dal lavoro, l’accessibilità del trasporto, la sua convenienza.

Una lunga tradizione di ricerca ha poi sottolineato l’importanza del tempo libero per misurare la qualità della vita. Queste ricerche rimarcano l’importanza di introdurre indicatori relativi sia alla quantità (numero di ore) sia alla qualità del tempo libero (numero di episodi, dove hanno avuto luogo, eventuale presenza di altre persone). In diversi casi gli indicatori adatti esistono già e si tratta solo di migliorare quanto è già stato realizzato in passato. In altri, invece, le misure esistenti restano ancora molto lacunose e occorrono perciò investimenti in nuove capacità statistiche.

Un’altra dimensione integrante della qualità della vita è la partecipazione politica, ossia la capacità di partecipare come cittadini a pieno titolo e di aver voce in capitolo nella definizione delle politiche, di dissentire senza paura e di esprimere contrarietà rispetto a ciò che si percepisce come sbagliato. Ciò dipende dalla qualità istituzionale di ciascun Paese, tanto quanto dalla presenza di una democrazia funzionante, del suffragio universale, di mezzi di comunicazione liberi e di organizzazioni della società civile.

Anche i rapporti sociali migliorano la qualità della vita in molti modi. Le persone che hanno relazioni sociali tendono a valutare più positivamente la loro condizione. I benefici dei rapporti sociali, inoltre, si estendono alla salute e alla probabilità di trovare un lavoro. Queste relazioni sociali sono a volte descritte come “capitale sociale”. Ma, come per gli altri tipi di capitale, le esternalità derivanti dal capitale sociale talvolta possono essere negative: per esempio, appartenere a un gruppo può anche finire per alimentare un clima di violenza e di scontro con altri gruppi. Da ciò emerge l’importanza di analizzare al meglio la natura dei legami sociali.

Bisogna poi considerare il fattore delle condizioni ambientali. Misurare gli effetti delle condizioni ambientali sulla vita delle persone, peraltro, è complesso. Negli ultimi decenni sono stati conseguiti molti progressi in questo senso, ma gli indicatori esistenti restano limitati per molti importanti aspetti. Ad esempio, i parametri relativi alle emissioni si riferiscono principalmente alla quantità aggregata di una serie di inquinanti, anziché al numero di persone ad essi esposte. Gli indicatori dovrebbero quindi essere integrati in vari modi, ad esempio monitorando regolarmente il numero delle morti premature dovute all’esposizione all’inquinamento atmosferico, o il numero di persone che non hanno accesso ai servizi idrici e alla natura, o che sono esposte a elevati livelli di rumore o, ancora, a disastri ambientali.

Catastrofi naturali, ma anche criminalità e incidenti stradali sono tra i fattori esteri che mettono a rischio l’integrità fisica degli individui, minandone quindi la sicurezza personale. L’impatto che questi fenomeni hanno sulla vita emotiva delle persone è molto diverso da quelle delle morti correlate alle condizioni di salute, per cui sarebbe importante tener conto nelle statistiche sulla mortalità anche della frequenza di questi episodi specifici. Una delle caratteristiche più rilevanti della paura soggettiva della criminalità è quanto poco essa sia legata a esperienze effettive: i Paesi con una quota maggiore di persone che riferiscono di avere paura della criminalità non sono affatto quelli che registrano il numero più elevato di reati; e, all’interno dei Paesi, gli anziani e le fasce più ricche della popolazione si sentono più in pericolo rispetto ai più giovani e ai più poveri, pur avendo meno probabilità di essere vittime di un crimine. Queste interpretazioni evidenziano l’importanza di sviluppare misure più affidabili sulla sicurezza personale per orientare il dibattito pubblico.

In conclusione, la qualità della vita include una serie estesa di fattori che rendono la vita stessa degna di essere vissuta. Fattori che vanno oltre quelli che sono trattati dai mercati e che non sono sensibili a misure di politica monetaria. Sebbene la contabilità economica si estenda talvolta a includere elementi aggiuntivi utili a misurare la qualità della vita, quel tipo di approccio sconta dei limiti oltre i quali non può andare. Ci sono altri indicatori che hanno un ruolo importante nella misurazione del progresso sociale e recenti sviluppi nella ricerca hanno portato a nuove e credibili misure, almeno per alcuni aspetti della qualità della vita. Questi indicatori, pur non sostituendosi ai tradizionali parametri economici, offrono l’opportunità di arricchire le discussioni politiche e di influenzare il punto di vista della persone sulle condizioni della comunità in cui vivono.
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