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Diplomati e laureati, in Italia la differenza di stipendio al primo impiego è del 32 per cento

Di Daniele Nalbone
Pubblicato il 8 Feb. 2019 alle 07:00 Aggiornato il 8 Feb. 2019 alle 07:13
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Immagine di copertina

Quanto guadagna un diplomato in Italia al primo impiego? E quanto un laureato? La differenza che emerge dal rapporto Starting salaries di Willis Towers Watson, che ha analizzato le retribuzioni in 33 Paesi del mondo, è significativa.

In Italia un diplomato, al primo impiego, guadagna in media massimo 24.569 euro lordi. Un laureato, invece, arriva a 32.637 euro: in media il 32,8 per cento in più.

I numeri diventano però impietosi guardando a quando succede all’estero: in Germania, Paese che guida questa particolare classifica, un neolaureato arriva anche a 54.351 euro lordi, il 66,5 per cento in più di un “collega” italiano.

Al secondo posto troviamo la Francia, con 43.325 euro. Più o meno simili le retribuzioni per un laureato Italiano e uno britannico (32.637 euro) mentre inferiore è lo stipendio di uno spagnolo: 30.598 euro lordi.

Significative sono però soprattutto le differenze alla voce “avanzamento di carriera”. I diplomati, infatti, difficilmente riescono a scavalcare le posizioni da impiegati. Risultato: nella loro carriera potranno contare quasi esclusivamente sui salari “fissi” contenuti all’interno dei contratti collettivi.

Diverso il discorso, invece, per un laureato che ha più facilità di raggiungere posizioni da dirigente o da quadro. Perché a fare la differenza, spiega il rapporto Starting salaries della multinazionale della consulenza Willis Towers Watson, sono le “componenti variabili” dei salari nel corso del tempo.

Lapidario il commento del responsabile delle indagini della multinazionale, Rodolfo Monni, che pone l’accento sul fatto che la “somma media percepita da un italiano, laureato o diplomato che sia, deve fare i conti soprattutto con il reale potere d’acquisto del proprio salario, che fa scivolare un neolaureato a 19.083 euro mensili a fronte dei 38.789 di un tedesco e 31.793 di un francese”.

Non solo. “Il gap italiano per i nostri giovani è ancora più forte dopo il primo impiego. A due anni dall’assunzione un laureato italiano conta su un aumento medio del 10 per cento; un tedesco o un francese del 20 per cento. Uno spagnolo o un britannico addirittura del 25 per cento”.

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