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Riformare o non riformare? Il dialogo immaginario di Cassese tra un politico, un imprenditore e un burocrate

Sul Foglio un dibattito immaginario su cosa salvare della burocrazia italiana

Di Anna Ditta
Pubblicato il 17 Mar. 2021 alle 10:36 Aggiornato il 17 Mar. 2021 alle 10:37
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Immagine di copertina
Il ministro della Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Credit: Ansa

Un politico, un imprenditore e un burocrate attendono di essere ricevuti da un alto funzionario dello Stato. È questa la situazione immaginata da Sabino Cassese in un articolo pubblicato su Il Foglio, in cui il giudice emerito della Corte Costituzionale usa lo strumento di dialogo immaginario per sviscerare in modo puntuale, ma non accademico, i punti principali del dibattito sulla burocrazia italiana, uno dei temi da sempre più discussi e controversi nel nostro Paese.

Cassese usa i suoi personaggi senza nome (in cui sono riconoscibili le rispettive posizioni assunte sul tema della burocrazia) per delineare i pro e i contro del sistema burocratico italiano – che tutti i governi, negli anni, hanno promesso di riformare, snellire, arginare, senza mai riuscirci del tutto – e stimolare il lettore a porsi una serie di domande. Da ultimo, anche il ministro Renato Brunetta ha annunciato col governo Draghi una riforma della Pubblica amministrazione che punta sull’innovazione.

“Perché devo perdere il mio tempo con la burocrazia? Time is money”, si chiede l’imprenditore. “Bisogna riformarla, questa burocrazia”. A questa posizione replica il burocrate: “Non sottovaluti il fatto che molti ministri della Funzione pubblica hanno peggiorato la situazione. Meglio non far nulla, seguendo l’esempio della ministra Dadone nel governo Conte II”.

Al burocrate, che a un certo punto attribuisce la responsabilità della situazione alla politica “instabile”, il politico risponde che, secondo lui, la classe politica “può preoccuparsi dei problemi di vertice. Se il corpo amministrativo non segnala i problemi, non li conosce”. Citando vari esempi, dal contrasto alla pandemia alla scuola, il dialogo si dipana sui nodi irrisolti del sistema della Pubblica amministrazione italiana: il coordinamento con le Regioni, il ruolo ricoperto dai sindacati, la questione del personale pubblico.

Alla fine, dal dibattito immaginato da Cassese, si resta con una serie di domande. Di chi è la responsabilità di ciò che non funziona oggi nella burocrazia italiana? Esiste una democrazia “buona” e una “cattiva”, come sostiene il burocrate? Come si può rilanciare la sua “immagine”, di fronte alle buone pratiche e agli esperimenti riusciti? Ci sono ancora speranze di salvare la burocrazia italiana?

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