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Bce, Draghi: “Tassi fermi o invariati fino a metà 2020, l’economia sta rallentando”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 25 Lug. 2019 alle 15:29 Aggiornato il 25 Lug. 2019 alle 16:37
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Immagine di copertina
Mario Draghi credit: Ansa Foto

La Bce lascia i tassi invariati

Il consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso di confermare la propria politica dei tassi e di lasciarli invariati. Questo il risultato della Riunione del Consiglio direttivo con decisioni di politica monetaria che si è tenuta giovedì 25 luglio a Francoforte.

Il presidente Mario Draghi nel discorso della conferenza stampa ha insistito sul fatto che il target di inflazione (“sotto ma vicina al 2 per cento”) va interpretata come “simmetrico”, e questa innovazione potrebbe persino preludere  a un riformulazione dell’obiettivo (che potrebbe diventare un semplice 2 per cento) per evitare che venga considerato più un tetto che un bersaglio.

Costo del denaro a livelli inferiori

Il tasso principale resta quindi fermo allo 0 per cento, quello sui prestiti marginali allo 0,25 per cento e quello sui depositi a -0,40 per cento. E l’istituto centrale ‘apre’ a possibili nuovi tagli.

Nel comunicato, la Bce afferma che lascerà i tassi ai livelli attuali o inferiori fino “almeno alla prima metà del 2020 e comunque per tutto il periodo di tempo necessario” per far risalire l’inflazione. Il Consiglio direttivo ha così aperto a una tempistica più ampia in cui è escluso un rialzo (prima era fino a metà 2020), e segnalando un possibile taglio.

Rimane però l’ombra del Quantitative Easing, l’alleggerimento quantitativo, ovvero l’acquisto di titoli di Stato o altre obbligazioni sul mercato con l’obiettivo di ridurre il costo del denaro e favorirne quindi la circolazione attraverso prestiti e transazioni.

La Bce “è determinata ad agire se le prospettive d’inflazione nel medio termine continuano ad essere inferiori al suo obiettivo”. Il consiglio direttivo “ha dato mandato ai relativi comitati dell’Eurosistema di esaminare le opzioni, fra cui “le dimensioni e la composizione di nuovi acquisti di titoli”.

> Il Quantitative Easing spiegato a chi non si intende di economia

Bce tassi: gli annunci di Mario Draghi

Draghi aveva infatti spalancato la porta a nuove misure di sostegno all’economia citando, fra le opzioni discusse dal consiglio direttivo, un possibile rafforzamento della forward guidance con revisione del “bias”, un nuovo taglio dei tassi di interesse sui depositi (ora a -0,40 per cento) fino a una possibile riedizione del Quantitative Easing, fermo ormai dal 31 dicembre 2018.

Gli investitori si aspettavano invece un taglio: abbassare i tassi sui depositi vuole dire anche limitare l’impatto negativo di tassi sottozero sul bilancio delle banche, affinché queste non peggiorino le condizioni di finanziamento a famiglie e imprese.

La risposta dei mercati

Le Borse europee si erano rafforzate dopo gli annunci di Francoforte sul taglio dei tassi di interesse: Milano fa segnare un progresso dell1,1 per cento. A Piazza Affari, tra i vari conti si registra il ritorno all’utile di Saipem mentre Stm ha limato il profitto semestrale a 339 milioni di dollari dai 560 dell’anno scorso.

Anche la Borsa di Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,22 per cento con gli acquisti che si sono concentrati sul settore della tecnologia dopo i livelli record fatti segnare dal listino tecnologico del Nasdaq, negli Usa.

Intanto, lo spread tra Btp e Bund risale leggermente sopra 190 punti. Si indebolisce l’euro, che prima dell’annuncio era scambiato a 1,114 dollari (contro gli 1,113 dell’apertura) e passa poi di mano a 1,111 dollari.

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