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La BCE risponde alla Federal Reserve e lancia il suo cuore oltre l’ostacolo

Di Alberto Bomba
Pubblicato il 20 Mar. 2020 alle 08:10 Aggiornato il 20 Mar. 2020 alle 15:05
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Immagine di copertina

Si legge nel Dizionario dei luoghi comuni di Gustave Flaubert: Economia Politica – «scienza senza cuore». L’autore francese descriveva l’inadeguatezza umana al cambiamento, ovvero la stupidità, come qualcosa che la collettività subirà sempre e comunque, poiché essa purtroppo progredisce con la tecnica e il progresso. Con “scienza senza cuore” intendeva perciò dire che la politica, quando si parla di economia sopratutto, è così restia al cambiamento che sembra un cadavere sul tavolo anatomico, privata dei suoi organi vitali.

La settimana si è aperta con la decisione della Federal Reserve – la Banca centrale Americana – di abbassare i tassi d’interesse per pompare liquidità nel sistema finanziario ed economico e rispondere allo shock causato dalla pandemia da Coronavirus. Negli Stati Uniti il costo del denaro tocca un valore simile a quello raggiunto durante la Grande Recessione. Dall’altra sponda dell’Atlantico inizia ad essere chiaro a tutti che questa è una crisi diversa da quella innescata dal crac di Lehman Brothers nel 2008. Gli effetti della pandemia da Coronavirus, infatti, si faranno immediatamente sentire sull’economia reale.

Per combattere quello che fino a pochi giorni fa chiamava “virus cinese”, il Presidente Donald Trump ha annunciato di voler far arrivare nelle tasche degli americani assegni da mille dollari pro capite. Mentre la pressione sui Repubblicani per approvare un pacchetto di stimoli economici da mille miliardi di dollari sarebbe arrivata direttamente dal Segretario al Tesoro Steven Munchin, secondo il quale un fallimento nell’approvazione del provvedimento rischierebbe di far schizzare la disoccupazione al 20%. Il doppio di quella della Grande Recessione seguita al crac del 2008.

Ad oggi, l’unico a proporre uno schema simile a quello discusso negli Stati Uniti è l’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis. Il fondatore del Movimento politico Democracy in Europe Movement 2025 (Dem 25), rilancia una proposta analoga a quella lanciata da Bernie Sanders negli Stati Uniti. Varoufakis propone infatti di concedere 2000 euro ad ogni cittadino della zona euro. Questo – a suo parere – sarebbe un modo molto più efficace per aumentare la domanda di liquidità e evitare che l’economia vada in arresto cardiaco. Secondo i suoi calcoli l’operazione costerebbe circa 750 miliardi di euro. Stessa cifra del bazooka della BCE, denominato Pandemic Emergency Purchase Programme (Pepp).

Nel frattempo, però, il dollaro continua a rafforzarsi rispetto all’euro. Ciò indica che la valuta nordamericana rappresenta un “bene rifugio” per gli investitori. Ci ricorda anche che negli Stati Uniti la promessa di mettere direttamente soldi nelle tasche dei lavoratori arriva da più fronti – uno impegnato nella difficile corsa per le primarie del Partito democratico, l’altro a mantenere viva la sua leadership personale. Ma sopratutto è la conferma che questa è una opzione di fatto credibile, perché la Banca centrale Americana in teoria ha il potere, coinvolgendo Tesoro e Congresso, di assecondare questa operazione in una situazione di emergenza. La BCE ad oggi non possiede questa opzione.

La decisione della BCE non è molto lontana dal programma creato da Draghi nel 2012: gli Outright Monetary Transactions (Omt). A ricordarci questo legame con il passato è un tweet di Olivier Blanchard, ex capo economista del Fondo monetario internazionale. Tweet postato il giorno dopo la prima marcia indietro di Lagard venerdì scorso. Aspettando che la politica trovi un cuore da lanciare oltre l’ostacolo.

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