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Home » Cultura

Vittorio Feltri, ora basta: quella frase su Camilleri è l’ennesimo attacco alla Costituzione

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Vittorio Feltri e Andrea Camilleri

Sono ore difficili per il Maestro Andrea Camilleri che resta incosciente, con respirazione meccanica, presso il Centro di rianimazione dell’ospedale Santo Spirito di Roma. E sono ore difficili anche per i lettori che amano lo scrittore e le sue storie, ma soprattutto per tutti coloro che riconoscono nelle sue parole un megafono di ideali buoni e giusti, fatti di progresso e umanità.

In tutto questo, c’è stato anche spazio per chi il dolore lo ha utilizzato come arma politica: illeggibili i commenti dei seguaci di Matteo Salvini che, sfruttando le taglienti dichiarazioni di Camilleri, contrarie alla manovra anti-accoglienza, non hanno perso tempo per sputare veleno sul corpo di uno dei più grandi nomi della cultura italiana (e ce ne vuole di coraggio, vigliacchi miei). Ancora una volta quella stessa fazione di incapaci nel dissentire in modo civile, mantenendosi sul piano delle idee, partorendo così il peggio possibile.

Ma quando pensavamo che al peggio non ci fosse fine, ecco che questo arriva con il commento a I Lunatici di Rai Radio2 da parte di Vittorio Feltri, “immenso giornalista” del quale ogni giorno sentiamo tutti il bisogno: “Mi consolerò pensando che Montalbano non mi romperà più i coglioni. Basta, mi ha stancato!”.

Feltri su Camilleri: “Se muore non vedremo più il terrone rompicoglioni Montalbano”

Una dichiarazione che ha indignato tutti, compresi Paolo Borrometi e Sandro Ruotolo, giornalisti da sempre in lotta contro le mafie. Sulla pagina Facebook del primo, infatti, è apparso oggi il seguente post: “Caro Presidente, abbiamo deciso di autosospenderci dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti perché ci consideriamo incompatibili con l’iscrizione all’albo professionale di Vittorio Feltri. Proprio noi, che più di altri, ci battiamo per la difesa dell’articolo 21 della Costituzione, riteniamo gli scritti e il pensiero del direttore Feltri veri e propri crimini contro la dignità del giornalista”.

Inizia così quella che è una netta presa di posizione contraria all’utilizzo di un linguaggio che va ben oltre l’offesa politica: un attacco alla dignità umana. “Le parole di Vittorio Feltri su Andrea Camilleri e le sue opere hanno rappresentato per noi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Ne va della credibilità di ognuno di noi e della nostra categoria. Adesso basta. O noi o lui. Quel ‘terrone che ci ha rotto i coglioni’ per noi figli del Sud è inaccettabile”.

Borrometi e Ruotolo si autosospendono dall’Ordine dei Giornalisti dopo l’articolo di Feltri su Camilleri e Montalbano

Perché, come ricorda anche Borrometi, non è una questione di libertà di pensiero, non possiamo trincerarci dietro al diritto d’espressione. Sono in gioco i valori della nostra Costituzione che di certo non professa razzismo, omofobia e xenofobia: quei dis-valori dei quali le pagine del giornale di Feltri è impregnato: “Dopo la miseria portano le malattie” (rivolto ai migranti), “Bastardi islamici”, “Più patate, meno mimose” (in occasione dell’8 marzo), e poi “Renzi e Boschi non scopano”, “Comandano i terroni” fino al recentissimo “Vieni avanti Gretina” (dedicato alla visita a Roma di Greta Thunberg) sono solo alcuni degli illuminanti titoli feltriani.

“L’idea che Vittorio Feltri offre è che si possa, impunemente, permettersi questo avvelenamento chirurgico. E non è un problema solo suo. Almeno, non lo è più. A lui non frega niente: il limite, la deontologia, la misura, il buon senso, diremmo perfino la dignità sembrano saltate da tempo. Noi siamo convinti che resti intatta la bellissima frase che recita ‘Non condivido le tue idee ma darei la vita per permetterti di esprimerle’. Continuiamo a batterci contro la censura e gli editti, ma non possiamo accettare tra noi chi istiga all’odio. Ne va della nostra credibilità”.

A questo proposito è stata lanciata, con lo stesso testo del post, una petizione su Change.org rivolta all’Ordine dei giornalisti proprio per richiedere la radiazione di Vittorio Feltri dall’albo professionale. Una scelta esasperata e legittima a fronte delle evidenti incompatibilità con gli ideali che dovrebbero accompagnare chiunque abbia fatto della comunicazione una missione a fianco del popolo e degli ultimi, non certo del potere e dei prepotenti.

Salvare l’onorabilità della categoria è l’unica cosa che resta da fare. Bernardo Di Chartres diceva che “Siamo nani sulle spalle dei giganti”. E chi offende un gigante che sta lottando tra la vita e la morte si qualifica da solo. Forza Maestro, abbiamo ancora bisogno di lei.

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