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“O noi o la casa editrice di CasaPound”: il museo di Auschwitz avverte il Salone del Libro di Torino

Di Cristiana Mastronicola
Pubblicato il 7 Mag. 2019 alle 19:11
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Immagine di copertina
Credit: Getty Images

Salone del libro polemiche Auschwitz – “Non si può chiedere ai sopravvissuti di condividere lo spazio con chi mette in discussione i fatti storici che hanno portato all’Olocausto, con chi ripropone una idea fascista della società”. Queste le parole della lettera recapitata al Comune di Torino, firmata tra gli altri da Halina Birenbaum, sopravvissuta all’Olocausto.

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Il museo-memoriale di Auschwitz-Birkenau avverte così gli organizzatori del Salone del Libro di Torino. O loro o lo stand della casa editrice vicina a CasaPound Altaforte.

Il museo è pronto a rinunciare alla partecipazione all’appuntamento culturale torinese qualora la casa editrice di Francesco Polacchi non dovesse essere espulsa dalla manifestazione. In tal caso, da Auschwitz avvertono che l’incontro con la scrittrice Birenbaum sarà spostato in un altro luogo.

Il Salone del Libro di Torino non è ancora iniziato, ma le polemiche continuano incessanti da due giorni. A dare il là è stato lo scrittore e insegnante Christian Raimo, collaboratore del direttore del Festival Nicola Lagioia. Con un post sui social, Raimo ha criticato la decisione del SalTo di concedere lo spazio alla casa editrice vicina a CasaPound, si è dimesso dalla carica di collaboratore, ma ha annunciato di andare alla manifestazione come autore, credendo nel dialogo.

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Dopo di lui, tanti gli autori che invece hanno cancellato gli appuntamenti, boicottando l’appuntamento torinese. Lo storico e saggista Carlo Ginzburg ha parlato deciso di non andare, parlando di “scelta politica”. Il collettivo di scrittori Wu Ming ha deciso di lanciare un segnale non andando: “Mai gomito a gomito con i neofascisti: Altaforte è di fatto la casa editrice di CasaPound”.

Subito dopo di loro è toccato al fumettista di Rebibbia Zerocalcare, che sui social ha annunciato di boicottare il Salone del Libro di Torino, motivando la sua scelta affermando che gli è “davvero impossibile pensare di rimanere 3 giorni seduto a pochi metri dai sodali di chi ha accoltellato i miei fratelli, incrociarli ogni volta che vado a pisciare facendo finta che sia tutto normale”.

Intanto anche le istituzioni si fanno sentire: la sindaca Chiara Appendino e il presidente della Regione Sergio Chiamparino hanno deciso di denunciare l’editore di Altaforte per apologia di fascismo.

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