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L’ultimo Erede di Veronica Rinaldin: la recensione del libro

Di Redazione TPI
Pubblicato il 16 Mag. 2020 alle 21:59 Aggiornato il 16 Mag. 2020 alle 23:09
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Immagine di copertina

L’ultimo Erede di Veronica Rinaldin

Romanzo d’esordio dell’autrice, L’ultimo erede si colloca a metà tra i generi thriller e mistery senza, però, negare nulla all’azione e all’avventura.

Sofia, giovane docente universitaria, si è appena trasferita a Roma quando la sua vita viene sconvolta. Prima viene aggredita da un malvivente in cerca di un antico testo greco, poi le vengono sottratti due libri: entrambi hanno a che fare con il suo defunto padre ed entrambi parlano di Platone.

Nella ricerca della verità, la vita di Sofia si intreccerà con quella di Max, un giovane segnato dalle questioni in sospeso, e del padre, portandoli a fare i conti non solo con il proprio passato ma anche con quello di tutta l’umanità.

Ed è proprio il passato a fare da fil rouge al romanzo. Non solo quello dei protagonisti, ma anche quello di chi ha dato inizio a tutta la vicenda e che ritroviamo nel corso delle pagine attraverso il sapiente uso di flashback e salti spazio – temporali.

Grazie a una scrittura moderna e scorrevole, a una trama ricca e genuina e a personaggi e ambientazioni che spaziano dal thriller al mito, la storia scorre veloce e riesce ad appassionare il lettore cullandolo tra presente e passato senza mai perdere energia.

Atlantide e il quarto Reich, Platone e la filologia classica, la Sora Lella e i canali veneziani, L’ultimo erede è l’invito a viaggiare e a studiare, a mettere in discussione ciò che si crede giusto e sbagliato per proteggere ciò che abbiamo di più caro: le nostre origini.

Al termine della lettura emerge una domanda di fondo non affatto superficiale e a cui non sembra per nulla semplice dare una risposta: è possibile recuperare il passato degli altri senza fare pace con il proprio?

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