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Ora basta, siamo stufi del qualunquismo della Ferragni che semplifica il dibattito sul ddl Zan

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Di nuovo, ci risiamo. La solita propaganda social utile solamente a tirare su un migliaio di follower e cavalcare l’argomento del giorno, questo è ultimamente l’andazzo online da parte della stragrande maggioranza degli influencer. Ovviamente stamattina Chiara Ferragni non è mancata di farci sapere che “tutti i politici fanno schifo”, condividendo come al suo solito uno dei tanti post che circolano sui social pro Lgbtq+ (che ovviamente non tengono minimamente conto della situazione politica del Paese, ma fa niente chiudiamo un occhio).

Così l’influencer ha dato il suo importante contributo all’Italia e ci ha illuminati con una brillante analisi politica. Che sia chiaro, una parte di ciò che ha detto è assolutamente condivisibile: il Ddl Zan (o una qualsiasi legge che tuteli le persone della comunità Lgbtq+ e le persone con disabilità) è necessaria e da approvare subito.

Ci sono però tuttavia tre punti sui quali devo dissentire, innanzitutto non è vero che v’è una schiera di ‘omoni cattivi’ rinchiusi nei palazzi del potere che tramano contro il Ddl Zan. La questione è molto più semplice, esiste una cosa che si chiama ‘scrutinio segreto’, come da articolo 113, comma 4 del Regolamento del Senato: “A richiesta del prescritto numero di Senatori, sono inoltre effettuate a scrutinio segreto le deliberazioni che incidono sui rapporti civili ed etico-sociali”.

Quindi ora scopriamo che non ci sono i politici che tramano contro di noi e l’evoluzione della società, ma una vera e propria norma che potrebbe rendere difficile il passaggio definitivo della legge. In sintesi, i voti dei senatori che sostengono il Disegno di legge Zan potrebbero non risultare sufficienti e in più, grazie a questo famoso ‘scrutinio segreto’, molti parlamentari potrebbero prepararsi ad affossare definitivamente la proposta, cosa non improbabile per chiunque se ne intenda anche solo un minimo di politica.

Considerando anche le numerose divisioni all’interno del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico la situazione si fa ancora più difficoltosa per il Ddl Zan e l’unica via d’uscita risulterebbe essere un compromesso. E qui arrivo al secondo punto: Ferragni fa le stories e le pubblica sul suo profilo senza pensarci due volte, scrivendo: “La triste verità è che nonostante una legge che tuteli donne, disabili e persone appartenenti alla categoria Lgbtq+ SERVA (e lo scrive proprio così in maiuscolo) nel nostro Paese e sia attiva nel resto dell’Europa da decenni, in Italia non verrà mai approvata perché la nostra classe politica preferisce guardare sempre il proprio interesse personale”.

Quindi, secondo Chiara Ferragni, trovare un compromesso tra parti politiche (come si fa dall’inizio dei tempi) per far approvare una volta per tutte questa legge, vorrebbe dire perseguire “il proprio interesse personale”. Credo che l’influencer sia troppo intelligente per aver scritto qualcosa di simile che non solo presuppone non avere alcuna capacità di analisi politica ma anche nessuna conoscenza di come giri il mondo visto che, non è il suo caso, rimane solo una risposta a tutto questo: propaganda social.

Ed eccoci arrivati al terzo ed ultimo punto, Chiara Ferragni è l’emblema di quello che stiamo vivendo ormai su base quotidiana, un’enorme e asfissiante propaganda social (che alcuni chiamerebbero anche rainbow washing) volta a far leva sulla sensibilità delle persone, per il semplice e becero obiettivo di acquisire popolarità e strappare qualche collaborazione in più.

Questo non rappresenterebbe un problema se non fosse che persone con così tanta risonanza siano capaci di influenzare in maniera importante soprattutto i più giovani, convincendoli di concetti di per sé errati. Nel caso di questa proposta, se l’interesse di Ferragni e di altri svariati influencer pro Lgbtq+ fosse davvero quello di far passare questo disegno di legge, non si sarebbero messi ad aizzare le masse con uscite del tutto inesatte e che non rappresentano la realtà.

Sarebbe bello cominciare a vedere più serietà e meno campagne marketing, cominciando magari a parlare quando ce ne sia davvero il bisogno e più di ogni altra cosa quando si conosca effettivamente il peso politico di ciò di cui si stia parlando.

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