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Il governo valuta lo stop ad AstraZeneca sotto i 65 anni: oggi il parere dell’Ema

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Dosi AstraZeneca Credits: Twitter

L’Agenzia Europea del Farmaco (Ema) darà oggi – mercoledì 7 aprile – un nuovo parere sul vaccino AstraZeneca. Ma a prescindere dalle sue decisioni il siero va verso lo stop. O meglio: verso una limitazione all’utilizzo dal quale verrebbero escluse alcune categorie per età e sesso. Mentre chi ha già fatto la prima dose potrà completare lo stesso il richiamo.

I rischi in discussione

Il rischio di cui si parla è sempre quello della trombosi del seno cerebrale, ma la novità è che oggi Ema ammette che sono “probabilmente” legate al vaccino AstraZeneca. Scrive Repubblica che fino a ieri sera era questo l’orientamento al quale erano giunti i sessanta esperti del Prac, il Comitato sulla valutazione dei rischi dell’Ema. Il verdetto dovrebbe essere reso pubblico oggi, ma non si esclude uno slittamento. L’incidenza statistica della malattia è superiore a quella nella popolazione non vaccinata. Per questo probabilmente a breve verrà di nuovo cambiato il “bugiardino” del siero.

Ma, e questa è un’altra novità, nonostante l’ammissione sulla trombosi l’Ema non dovrebbe porre limitazioni all’inoculazione del vaccino. Questa è una scelta che dovrà essere fatta a livello nazionale, è il ragionamento. Perché il rapporto rischi-benefici, nonostante tutto, continua a restare positivo.

Ma gli esperti non hanno ancora capito in che modo la somministrazione del vaccino scateni la trombosi. Sotto la lente c’è l’adenovirus, uno dei componenti del vaccino, ma per ora si tratta soltanto di ipotesi. Ma se questo fosse il motivo, allora il problema potrebbe essere riscontrato anche in altri vaccini come quello di Johnson & Johnson e Sputnik, che usano la stessa tecnologia.

Cosa decide l’Italia

Dopo le parole di Ema sarà la volta dei governi nazionali. Che dovranno decidere cosa fare in base al pronunciamento e anche dopo la tempesta di brutte notizie e la psicosi che due settimane fa aveva portato molti a rifiutare l’inoculazione.

Cosa farà l’Italia? Sul tavolo del ministro della Salute Roberto Speranza ci sono più opzioni, ma quella più gettonata è che arrivi una limitazione per età e, probabilmente, per sesso. E questo perché l’incidenza della trombosi nella popolazione vaccinata riguarda in massima parte donne al di sotto dei 65 anni. Quindi il piano del governo sulle vaccinazioni potrebbe subire una modifica sostanziale: AstraZeneca agli ultrasessantacinquenni, Pfizer-BioNTech, Moderna e Johnson & Johnson a tutti gli altri.

E nel resto d’Europa?

Anche altri paesi europei stanno imponendo limitazioni. In Francia il vaccino è somministrato solo a chi ha più di 55 anni, in Germania a chi ha più di 60 anni. Olanda, Danimarca e Norvegia ne hanno sospeso l’uso. E persino Boris Johnson, il premier del paese in cui il vaccino è nato e quello che ci ha scommesso di più, potrebbe muoversi a breve.

Certo, il divieto di AstraZeneca per gli under 65 anni avrà molto probabilmente ulteriori conseguenze su chi deve immunizzarsi con il vaccino e sulla fiducia nei confronti del farmaco di Oxford. Anche se secondo i sondaggi di Ipsos presentati ieri da Nando Pagnoncelli a DiMartedì per ora la popolazione sembra avere grande fiducia nei confronti della vaccinazione.

Il richiamo: cosa succede ora

Ma cosa succede a chi deve fare il richiamo, ovvero la seconda dose di AstraZeneca dopo la prima? I test sul vaccino hanno coinvolto circa 30mila volontari. L’Ema ha stimato che le trombosi si verifichino in un caso circa su 100mila fra i vaccinati al di sotto dei 60 anni. Il presidente della Società italiana di ematologia, Paolo Corradini, ha fatto notare che gli effetti collaterali di AstraZeneca sono più rari di quelli dell’aspirina.

E proprio ieri l’azienda ha annunciato una sospensione della sperimentazione in corso per la somministrazione del suo vaccino anti-covid a bambini e adolescenti in attesa che l’ente regolatorio britannico verifichi il possibile legame con casi di trombosi negli adulti. Il professor Andrew Pollard dell’Università di Oxford ha detto alla Bbc che non ci sono problemi di sicurezza con la prova stessa, ma i suoi scienziati erano in attesa di ulteriori informazioni.

Ciò nonostante, per ora l’orientamento dell’Aifa è quello di far concludere l’immunizzazione con AstraZeneca a chi ha fatto la prima dose. Un po’ perché non ci sono studi o certezze sulla validità della vaccinazione in caso di seconda dose con un altro siero. Un po’ perché di solito gli effetti collaterali arrivano dopo la prima dose e non la seconda.

Leggi anche: 1. Covid, terapie intensive in sofferenza: 14 regioni sopra la soglia d’allarme / 2. Il piano di Draghi per le riaperture: prima bisognerà vaccinare tutti gli over 70 /3. Non siamo solo spettatori: i protagonisti della guerra al virus siamo noi (di S. Mentana) /4. Esclusivo TPI: “Tutta l’Italia è ferma ma le terme non hanno mai chiuso”. Ecco le vacanze relax in zona rossa a prova di Dpcm

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