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Uber commissariata per caporalato sui rider: “Condizioni di lavoro degradanti”

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 12 Ott. 2020 alle 16:08
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Immagine di copertina
Un rider Uber Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Si sono chiuse oggi le indagini della Procura di Milano per caporalato sui riders della Uber Eats Italia. Il risultato? L’azienda è stata commissariata.

Tra i 10 indagati figura Gloria Bresciani, in qualità di manager di Uber Italy. “Davanti a un esterno non dire mai più ‘abbiamo creato un sistema per disperati’. Anche se lo pensi, i panni sporchi vanno lavati in casa e non fuori”. Così si esprimeva Bresciani, intercettata mentre parlava con un altro dipendente di Uber Italy. Stralciata la posizione dell’azienda, indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa, che il 22 ottobre dovrà affrontare un’udienza alla Sezione misure di prevenzione.

Bresciani è accusata di caporalato in concorso con Giuseppe e Leonardo Moltini e Danilo Donnini, responsabili delle società di intermediazione Frc e Flash Road City (la Frc è indagata per la legge sulla responsabilità amministrativa). I quattro, scrive il pm, “in concorso tra loro e con altre persone non identificate utilizzavano, impiegavano e reclutavano riders incaricati di trasportare a domicilio prodotti alimentari, assumendoli presso le imprese Flash Road City e FRC srl, per poi destinarli al lavoro presso il gruppo Uber in condizioni di sfruttamento”.

Si legge che i dirigenti hanno approfittato “dello stato di bisogno dei lavoratori, migranti richiedenti asilo, dimoranti presso centri di accoglienza straordinaria e provenienti da zone conflittuali (Mali, Nigeria, Costa d’Avorio, Gambia, Guinea, Pakistan, Bangladesh) e pertanto in condizione di estrema vulnerabilità e isolamento sociale”.

In particolare, i lavoratori venivano “pagati a cottimo 3 euro a consegna, indipendentemente dalla distanza da percorrere (ritiro presso il ristoratore e consegna finale al cliente), dal tempo atmosferico, dalla fascia oraria (diurna/ notturna e giorni festivi) e pertanto in modo sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato”. Venivano anche ”’derubati delle mance “che i clienti lasciavano spontaneamente ai riders quale attestazione della bontà del servizio svolto”. E ancora “puniti” attraverso “una arbitraria decurtazione (cosiddetto malus) del compenso pattuito, qualora i riders non si fossero attenuti alle disposizioni impartite”.

Nell’atto la Procura ha riportato anche un “prospetto” per mostrare la paga settimanale rapportata alle ore lavorate per alcuni rider. Uno di loro, ad esempio, per una settimana di lavoro a maggio per un totale di “68 ore” di consegne aveva incassato soltanto “179,50″ euro e aveva subito un “malus”, ossia una decurtazione di 24,5 euro.

Leggi anche: Rider sfruttati, Uber Italia commissariata dal tribunale

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