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Home » Cronaca

Sigfrido Ranucci: “Io in politica? Balle. Lavitola forse cercava di accreditarsi verso altri”

Immagine di copertina
Credit: AGF

Le parole del conduttore di "Report"

Sigfrido Ranucci torna a parlare di Valter Lavitola, l’ex direttore de L’Avanti che, secondo le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, sarebbe il mandante dell’attentato ai danni del giornalista di Report. Intervistato dal Corriere della Sera, il giornalista smentisce categoricamente di aver pensato a un suo ingresso in politica: “Balle. Non ho mai voluto”. Lavitola, infatti, avrebbe commissionato un sondaggio per sondare la popolarità del conduttore di Report. “Forse cercava di accreditarsi verso altri” spiega Ranucci che aggiunge: “Lavitola non aveva bisogno che lo scoraggiassi. Sapeva bene che non mi sarei candidato”.

“Non ho ceduto a lusinghe di tutti gli schieramenti. Centrosinistra. Centrodestra. Movimenti. La mia risposta è la stessa data a Francesco Filini di Fratelli d’Italia in una circostanza. Non mi candido perché se mi eleggono mi tocca finire nella commissione di vigilanza Rai” aggiunge il giornalista. Sigfrido Ranucci, poi, smentisce con fermezza che Lavitola fosse un tramite per ottenere il silenzio di Report: “È l’illazione che più mi fa male. Ranucci può avere degli amici. Report no. Si ripassino le nostre puntate”. Il conduttore, poi, non crede di aver subito un personaggio come Lavitola: “Non penso di averlo subito ma di averlo governato. Sappiamo che vi è un confine sottile talvolta tra noi e le fonti. Mi chiedeva suggerimenti qualche volta. Ad esempio sul business del carbon credit al quale avevamo dedicato una puntata approfondita che suggeriva di stare in guardia. Gliene ho dati evitandogli sorprese”.

Racconta, quindi, che il loro rapporto era fondato su “tre aspetti. Primo: volevo realizzare un’intervista a Marcello Dell’Utri e lui avrebbe potuto dare una mano. Secondo: una certa tenerezza verso questo padre di un figlio con autismo. Lo misi in contatto con mia figlia psicologa per un possibile aiuto. Ma esisteva poi un terzo motivo. Una varietà di interessi giornalistici comuni. Peraltro Lavitola, già consulente di Finmeccanica, ci diede qualche dritta proprio per realizzare quella puntata sui cantieri alla quale accennavo. Ma colgo l’occasione per denunciare infine la grande ipocrisia italiana”. E spiega: “Il cellulare di Valter Lavitola compare nelle agendine di tutti i direttori di giornali italiani. E a me fu presentato da Guido Ruotolo proprio in quel suo famoso ristorante”.

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