Mascherine cinesi importate da Irene Pivetti, sequestro da milioni di euro. Lei: “Farò ricorso”

Sequestrato dai pm uno stock non a norma. Frode nell’esercizio del commercio è l’ipotesi di reato su cui sta lavorando la procura di Savona

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 27 Apr. 2020 alle 10:35 Aggiornato il 27 Apr. 2020 alle 10:37
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Credit: Ansa foto

Sequestrate mascherine cinesi importate da Pivetti. Lei: “Farò ricorso”

Migliaia di mascherine FFP2 provenienti dalla Cina sono state sequestrate all’aeroporto di Malpensa. A importarle in Italia, l’azienda di cui è amministratrice Irene Pivetti (ex presidente della Camera): la Only Logistics Italia srl. Frode nell’esercizio del commercio è l’ipotesi di reato su cui sta lavorando la procura di Savona guidata dal procuratore Ubaldo Pelosi. La Procura continua a indagare per risalire fino al produttore e ai primi distributori.

La vicenda ha inizio ai primi di aprile, quando la Protezione civile firma con la società di Pivetti un contratto per la fornitura di 15 milioni di mascherine, al prezzo di 30 milioni di euro. Buona parte dei dispositivi di protezione individuale vengono sequestrati dalla Guardia di Finanza di Malpensa.

L’inchiesta, anticipata da Repubblica, era partita dal sequestro di mascherine, che presentavano il marchio CE contraffatto, in una farmacia di Savona, e si inquadra nell’ambito delle migliaia di mascherine Ffp2 in arrivo dalla Cina e sequestrate dalla Guardia di Finanza al Terminal 2 dell’aeroporto di Malpensa, dove sono ora custodite. Risalendo la catena di distribuzione, nelle maglie degli inquirenti è finita una società che distribuisce questi dispositivi in Italia.

“Si pensa che una persona che ha fatto politica vent’anni fa non possa fare l’imprenditrice: se il mio cognome fosse Rossi non sarebbe successo nulla”, è lo sfogo amaro di Irene Pivetti. “La mia società ha iniziato a importare questa partita sulla base della legislazione prevista dal decreto legge del 2 marzo, che poi è stata recepita in senso assai restrittivo nel ‘Cura Italia’. Noi abbiamo rispettato quanto previsto dal contratto con la Protezione civile, soltanto che poi le regole sono cambiate in corsa, affidando all’Inail la competenza di certificare i dispositivi di protezione”.

“Vista la mia decennale di imprenditore nel settore import e export, mi sono da subito resa disponibile per importante in Italia mascherine protettive dai mercati internazionali. Il 3 aprile c’è stato un sequestro della Guardia di Finanza di 160.000 mascherine, contro cui faremo ricorso” e da cui “ha preso spunto un articolo uscito ieri su un giornale che ha distorto le notizie, infangando il mio nome. Ho dato mandato ai legali della mia società, e al mio personale, per difendere l’onorabilità del mio nome, e del mio marchio”, si difende Irene Pivetti.

“Io vado avanti a lavorare, anche perché il resto della fornitura di mascherine è già stato acquistata, e prenotato il ponte aereo per consegnarla. Sono una persona di parola, porto a termine gli impegni che prendo. Ad oggi ho importato oltre 12 milioni di mascherine, molte delle quali per la Protezione Civile, ed altre per ospedali, farmacie, o aziende, facendo atterrare sei aerei cargo, oltre a diversi passaggi aerei per singoli lotti”.

Il punto è che le mascherine, sono state rivendute a prezzi gonfiati, facendo partire l’inchiesta. “A margine del contratto con la Protezione civile c’era un accordo riservato per il quale la dottoressa Irene Pivetti poteva rivendere privatamente una parte delle mascherine che importava”. Lo racconta a Repubblica Fulvio Daniele che svela così il retroscena del contratto da 30milioni di euro.

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