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Scuola in presenza, scontro in Regione Lombardia: “Al centrodestra non interessa”

Polemiche in Consiglio regionale per la bocciatura della mozione che chiedeva un impegno a sostenere le richieste di studenti e famiglie: "La Giunta ha fatto scaricabarile sul governo e non se ne vuole occupare", spiega Paola Bocci (Pd). In Rete l'appello dei genitori

Di Lorenzo Zacchetti
Pubblicato il 20 Gen. 2021 alle 11:21 Aggiornato il 20 Gen. 2021 alle 11:27
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Immagine di copertina
Lezioni in presenza in piazza Mirabello - Gli studenti del Liceo Parini in protesta contro la DAD didattica a distanza e per la riapertura delle scuole - Milano 30 novembre 2020 Ansa/Matteo Corner

Dopo le occupazioni dei licei Volta, Parini e numerosi altri nella città di Milano e l’incontro tra il sindaco Giuseppe Sala e gli studenti del Vittorio Veneto, il delicato tema della didattica in presenza approda nel Consiglio regionale lombardo.

Nella seduta di ieri è stata discussa una mozione del centrosinistra sul “Ritorno alla didattica in presenza nelle scuole secondarie di secondo grado”, che però la maggioranza ha respinto, affermando che “è compito del governo occuparsi di questi temi”, come spiega la prima firmataria Paola Bocci.

“Avevamo chiesto poche, precise cose per riportare i ragazzi in classe, perché la Dad è utile ma comporta rischi, disturbi e disagi gravi, colpisce il benessere psicofisico, il livello di apprendimento, nega uguali opportunità di accesso e condizioni di studio, porta aumento della dispersione scolastica”, continua la consigliera del Pd.

Regione Lombardia deve intervenire potenziando il trasporto pubblico locale, anche rivolgendosi ai privati come fanno già altre regioni, estendere i tracciamenti, vaccinare subito il personale scolastico, istituire dei presidi sanitari all’interno delle singole scuole. Insomma, dare sicurezza al rientro a scuola e chiedere in conferenza Stato-Regioni di limitare al massimo la Dad per le superiori anche in zona rossa. Non gliene è importato niente”.

“Le premesse e le richieste erano limpide e riguardavano azioni di competenza regionale. Ma Giunta e maggioranza si sono trincerate dietro il solito gioco dello scaricabarile sulle responsabilità e le hanno respinte tutte. La Lombardia si considera zona arancione, ma non ritiene la scuola una priorità”.

A fronte della richiesta di sostenere la richiesta di studenti e famiglie, “la Giunta ha risposto che è compito del Governo occuparsi di questi temi, ha lamentato ancora una volta l’istituzione della zona rossa come se non fosse stato per primo il presidente Fontana a rifiutarsi di riaprire rinviando tutto al 25 gennaio, ha buttato la palla nel campo dei ministeri”, ha spiegato Bocci.

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

“Niente di più sbagliato. Un vero scaricabarile, insomma, e nonostante alcuni punti cardine che abbiamo più volte ribadito: la scuola è un servizio essenziale, una priorità, almeno per noi; le scuole non sono ambienti a rischio; la Dad a oltranza comporta danni ben maggiori per i ragazzi. Non è bastato: la Lombardia non è dalla parte dei ragazzi”.

Nel contempo, le Associazioni dei Genitori delle scuole lombarde (pubbliche statali e pubbliche paritarie) AGeSC Lombardia e AGe Lombardia invitano i genitori a sottoscrivere l’appello alla Regione Lombardia affinché, al termine del periodo di zona rossa, tutti gli studenti delle scuole secondarie possano tempestivamente tornare alla scuola senza ulteriori rinvii, per il bene dei ragazzi e per il bene comune.

QUI IL TESTO BOCCIATO DAL CONSIGLIO REGIONALE LOMBARDO: Mozione ritorno alla scuola in presenza

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