“Censurano le morti e non rispondono da giorni”: così la RSA di Legnano si è trasformata in un lazzaretto

"Vogliamo la verità. Non sappiamo quante persone sono davvero contagiate lì dentro". La denuncia dei parenti dei ricoverati nella Rsa è un grido disperato

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 21 Apr. 2020 alle 18:18 Aggiornato il 22 Apr. 2020 alle 14:46
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Immagine di copertina
Medici Credits: ANSA

Sono almeno 20 gli ospiti deceduti nelle ultime settimane (il 15-20 per cento dei 100 degenti totali) nella RSA Luigi Accorsi di Legnano, in provincia di Milano. Una Trivulzio in miniatura. Un esempio di malagestione in tempo di Coronavirus di una casa di riposo per anziani, documentata attraverso le testimonianze di famigliari di ospiti ammalati e deceduti con il Covid-19.

Cosa sta succedendo dentro la struttura

“Abbiamo iniziato ad avere sospetti quando ci hanno tolto le video-chiamate, cosa avevano da nascondere?”, raccontano i parenti degli ospiti della RSA a TPI. Oltre alle difficoltà di comunicazione con la struttura riscontrate nell’ultimo periodo di emergenza sanitaria, i parenti denunciano a TPI “la presenza da circa due settimane di un focolaio epidemico che riguarda almeno 30 pazienti”. Il contagio coinvolgerebbe ormai ospiti di tutti e tre i reparti della casa di riposo. “Anche il personale è stato contagiato – spiegano dal comitato per le vittime della RSA Accorsi – Per ammissione stessa degli operatori sarebbe sotto organico”. Situazione che porta i familiari a chiedere che cosa stiano facendo i gestori della struttura, l’amministrazione della Accorsi e le autorità sanitarie per ristabilire gli standard assistenziali.

Nessuno della Cooperativa risponde

La cooperativa sociale caregiver KCS, con sede operativa ad Agrate Brianza (MB), risulta la prima società italiana per fatturato, dimensioni e diffusione (è presente in 13 regioni e 43 province) nella gestione di strutture specializzate per la terza e quarta età. Noi di TPI li abbiamo contattati più volte, ma senza ricevere risposta. A quanto pare, i direttori medici non sono mai in struttura o sono irrintracciabili. O almeno non hanno mai voluto parlare con noi. Il giovane receptionist che risponde al telefono dice solo: “Mi dispiace, siamo pochissimi. Anche la caposala è ammalata. E il medico che c’è ora è troppo impegnato a lavorare”. È la conferma che il personale medico è sotto organico. Ma un dubbio sorge spontaneo: un solo medico basta davvero per i 100 pazienti ricoverati?

“Censura e insicurezza”

L’avvocato di Legnano, Franco Brumana, è diventato un portavoce dei famigliari delle vittime della Rsa Accorsi e ha spiegato a TPI  che “i parenti dei ricoverati sono angosciati e in agitazione. La cooperativa KCS che gestisce la struttura si rifiuta di dare ogni informazione e dichiara di aver comunicato i dati sul Coronavirus all’ATS, che a sua volta non dà notizie. Il personale non fa trapelare alcunché”.

Poi un’accusa ancora più grave: “Sembra che un paziente sia stato ripreso nel ricovero dopo la sua dimissione dall’ospedale. Questi fatti però non sono certi per la censura imposta dalla cooperativa. Tutti i famigliari hanno telefonato al loro parente ricoverato, senza ottenere risposta. La cooperativa ha comunque dichiarato che darà notizia ai parenti di eventuali decessi. Immaginate che cosa stia provando chi ha un genitore ricoverato. Il comportamento della cooperativa è intollerabile ed è necessario che chi di dovere intervenga immediatamente”.

Il caso arriva in Procura

Il caso della RSA Accorsi giovedì 16 aprile arriva in Procura, dopo che i parenti di quattro ospiti ricoverati nella struttura sanitaria legnanese hanno depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Busto Arsizio. Attraverso l’esposto viene contestata la mancata comunicazione degli almeno 20 ospiti deceduti nelle ultime settimane. La RSA Accorsi si è trasformata in un vero e proprio lazzaretto e i parenti vogliono la verità.

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