Roma, tagliò la testa all’ex moglie: il suo Dna trovato su altre due donne uccise in Veneto

Di Anna Ditta
Pubblicato il 2 Lug. 2020 alle 12:57
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È stato scoperto un possibile legame tra il caso della donna decapitata a Roma nel 2006 dall’ex marito e l’uccisione di due donne avvenuta sulla spiaggia di Rosolina Mare, in provincia di Rovigo, nel 1998. La rivelazione potrebbe fare luce sul caso irrisolto dell’assassinio di Elisea Marcon e della figlia adottiva Cristina De Carli. Secondo quanto riporta un articolo di Emilio Orlando su Leggo, la scoperta è arrivata dopo la morte in carcere dell’autotrasportatore Gaetano Tripodi, condannato all’ergastolo per aver tagliato la testa all’ex moglie a Tor Bella Monaca 14 anni fa.

Il corpo di Patrizia Silvestri, romana di 49 anni, fu trovato in una stazione di servizio lungo via Casilina all’alba del 3 maggio del 2006. Tripodi, che si dichiarò sempre innocente, fu inchiodato dall’analisi genetica di alcuni mozziconi di sigaretta trovati sulla scena del crimine, sulle quali furono trovate tracce del suo Dna. Il processo si chiuse con la condanna dell’uomo all’ergastolo e Tripodi fu recluso in carcere a Forlì, dove è morto un mese fa per cause naturali.

Dopo il suo decesso, come ormai da prassi, il suo profilo genetico è stato prelevato ed inserito nella banca dati della polizia criminale che dal 2016 contiene i profili di tutti gli arrestati per qualsiasi crimine. Questa verifica non era stata effettuata nel 2006, quando il Dna di Tripodi venne confrontato solo con i reperti dell’omicidio di Tor Bella Monaca. All’epoca infatti, la pratica era “ancora inusuale”, come ha spiegato il genetista forense Enrico Maria Pagnotta.

A seguito del riscontro di compatibilità del Dna di Gaetano Tripodi con quello presente sugli abiti delle due donne, la procura di Rovigo ha aperto un fascicolo d’indagine per ricostruire il massacro in cui morirono madre e figlia. Il camionista all’epoca era adepto di una setta satanica. Cristina e Elisea vennero assassinate a sprangate in testa e rapinate nel chiosco sulla spiaggia che gestivano a Rosolina Mare, frazione del comune di Rosolina, in Veneto. La scoperta potrebbe aprire una nuova pista sul loro caso, rimasto fino ad oggi irrisolto.

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