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Da Vasco Rossi ai Rolling Stones: così i richiedenti asilo venivano reclutati “in nero” per la security dei concerti

Immagine di copertina
Vasco Rossi al Ferrari Park di Modena ANSA/ALESSANDRO DI FEO

Con falsi decreti prefettizi avrebbero utilizzato “in nero” anche profughi richiedenti asilo “appena sbarcati dalle coste libiche” per gestire la sicurezza dei “grandi eventi”, tra cui spiccano i concerti dei Rolling Stones, dei Depeche Mode e di Vasco Rossi.

È questa l’accusa nei confronti di quattro soggetti sottoposti a misure cautelari dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Emilia per i reati, a vario titolo, di intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro, false attestazione a pubblico ufficiale e falso materiale in autorizzazioni amministrative.

“Sfruttando i richiedenti asilo, sottopagati e impreparati in quanto dotati di falso decreto prefettizio”, questo il quadro accusatorio, “i soggetti coinvolti nell’indagine avrebbero messo a rischio l’incolumità di centinaia di migliaia di persone”.

I provvedimenti cautelari, eseguiti tra l’Emilia e la Lombardia, sono due arresti in carcere e due divieti di esercizio dell’attività imprenditoriale nell’ambito della gestione dei concerti. Eseguite anche diverse perquisizioni domiciliari.

L’inchiesta “Security Danger”

Nell’ambito dell’operazione “Security Danger” condotta dai carabinieri di Reggio Emilia che hanno scoperto un sistema di sfruttamento dei richiedenti asilo appena sbarcati dalle coste libiche poi utilizzati come ‘addetti alla sicurezza” nei grandi concerti, le misure cautelari in carcere sono state eseguite nei confronti di un uomo di 30 anni e della madre di 50 anni.

Interdetto, poi, l’esercizio di attività imprenditoriali a un 38enne modenese e ad un 63enne abitante a Bologna, titolari di due importanti società di sicurezza attive sul territorio nazionale. Contestati a vario titolo i reati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e false attestazione a pubblico ufficiale.

Nel corso delle indagini i militari dell’Arma hanno monitorato diversi grandi eventi avvenuti nel 2017 nel nord Italia tra cui il concerto dei Guns’N Roses (Imola, 10 giugno), dei Depeche Mode (Milano, 28 giugno), di Vasco Rossi (Modena 1 luglio), di David Guetta (Padova, 28 luglio) del DJ Salmo (9 settembre) e dei Rolling Stones (Lucca, 23 settembre).

I due arrestati, secondo il quadro accusatorio, attraverso una ditta falsamente operante nel settore di “portierato”, con la complicità di almeno due società di sicurezza (formalmente titolari dei contratti di appalto o subappalto stipulati con gli organizzatori degli eventi) avrebbero reclutato un centinaio di persone, tra le quali profughi richiedenti asilo, sbarcati in Italia dalla Libia da pochi mesi dopo essere stati salvati in mare, nonché “diversi pregiudicati”, privi di alcun titolo di autorizzazione, dotandoli a poche ore dai singoli eventi di tesserini di riconoscimento riportanti iscrizioni prefettizie della Prefettura di Napoli.

A rischio la sicurezza del pubblico

Così i “sedicenti addetti alla sicurezza”, senza essere sottoposti ad alcuna forma di controllo, hanno ricostruito gli investigatori, venivano fatti accedere nell’area dei concerti, alcuni anche fin sotto il palco per svolgere il filtraggio del pubblico, il controllo degli effetti personali (borse, marsupi, zaini) e dei biglietti, la vigilanza degli ingressi nonché di quelli riservati all’accesso delle forze di polizia e dei mezzi di soccorso.

Nel dettaglio, secondo il quadro accusatorio, in tutti gli eventi musicali, ed in particolare nel noto concerto di Vasco Rossi di Modena Park di Modena del primo luglio 2017, a cui parteciparono ben 220 mila persone, furono utilizzati numerosi soggetti privi di alcuna certificazione nonché quelli “appositamente reclutati da madre e figlio, coinvolti nell’inchiesta, in possesso di falsa iscrizione”.

Turni di lavoro massacranti

Turni di lavoro massacranti, fino a 15 ore in piedi, nessuna pausa senza potersi assentare per il pranzo o per la cena. In molti casi neanche la paga concordata di soli 6 euro all’ora veniva corrisposta costringendo così i richiedenti asilo ad accettare un ulteriore lavoro per un secondo concerto nella speranza di vedersi versare anche la modesta somma concordata e già maturata.

Questo uno degli aspetti emersi dall’operazione “Security Danger”. Secondo il quadro accusatorio, veniva messo in atto il sistematico reclutamento e successivo impiego di soggetti in precarie situazioni economiche, lavorative e sociali, pronti ad accettare mansioni per pochi euro. “Lavoro per quanto riguarda i profughi richiedenti asilo, svolto in un contesto linguistico a loro completamente sconosciuto, senza alcuna pausa, senza usufruire di un pasto ed esposti, in quanto privi di alcuna preparazione e formazione specifica a concreti pericoli in tema di ordine pubblico”.

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