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Caso Regeni, ecco i volti dei suoi assassini: “Chiesta rogatoria sui profili social negli Usa per risalire ai domicili”

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Lentamente, dopo sei anni di indagini, i pezzi del puzzle sull’uccisione di Giulio Regeni, il ricercatore italiano rapito in Egitto, si stanno rimettendo insieme. Grazie agli sforzi del giudice del tribunale di Roma Robarto Ranazzi, degli agenti del Raggruppamento operativo speciale dei carabinieri, e del pm romano Sergio Colaiocco, adesso conosciamo infatti nomi, numeri di tesserini, date di nascita e finalmente anche i volti dei sequestratori, torturatori e assassini di Regeni. Mancano solo gli indirizzi necessari ad avviare un corretto processo penale nei loro confronti, come richiesto dalla Corte d’Assise di Roma ribaltando la decisione del gup, che l’Egitto si ostina a occultare.

Nonostante i pochissimi dati a disposizione all’inizio delle indagini, in ottemperanza all’ostruzionismo mascherato da formalismo giuridico del governo di Al Sisi sono arrivati i social network, grazie ai quali gli investigatori del Ros hanno individuato una serie di profili – Facebook, Instagram, Google e Microsoft – associabili agli imputati. Ora, per ottenere i recapiti dei quattro funzionari della Sicurezza nazionale egiziana accusati del sequestro di Giulio Regeni, i carabinieri hanno fatto una “richiesta di assistenza giudiziaria internazionale per chiedere ai provider statunitensi le informazioni anagrafiche e i log files associati agli account di interesse.”

Secondo i dati a disposizione nelle 88 pagine di informativa depositata dai carabinieri del Ros agli atti del processo, il più alto in grado, il generale Sabir Tariq, “sarebbe attualmente in servizio presso il Dipartimento degli Affari civili del ministero dell’Interno, con l’incarico di un progetto relativo alle carte d’identità dei cittadini egiziani», mentre da “fonti aperte” è stato recuperato l’indirizzo di un ufficio nel Distretto di El Weili, Governatorato del Cairo. Come riporta il Corriere, il colonnello Helmy Uhsam sarebbe invece impiegato presso l’ente che si occupa di passaporti e immigrazione, e l’Amministrazione generale corrispondente avrebbe sede presso un numero civico di un’altra via, sempre a “El Weili, Governatorato del Cairo”, ma di lui è stato recuperato solo un possibile recapito di posta elettronica. Del colonnello Mohamed Ibrhaim Athar Kamel invece sono stati individuati alcuni probabili profili Facebook e Instagram.

Il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif — che sulla base delle testimonianze raccolte dagli inquirenti italiani è l’unico accusato anche di torture e dell’omicidio — “potrebbe essere ancora in servizio perso la Direzione della Sicurezza Nazionale”, di cui però non è stata individuata la sede. Il suo nome però è stato inserito nel sistema Shengen, in modo che possa essere individuato in un qualsiasi spostamento, mentre per gli altri non è stato possibile perché non si hanno ancora dati anagrafici certi.

In attesa di capire se sarà possibile imboccare la strada accidentata della rogatoria negli Usa, i carabinieri hanno estratto alcune foto attribuite a tre dei quattro imputati per il rapimento e la morte di Giulio Regeni. Se gli Stati Uniti dovessero collaborare potrebbe essere comunque necessario un passaggio con il Cairo per “ottenere l’associazione degli Ip alle utenze telefoniche e quindi alla residenza degli utilizzatori.” Ma il tentativo si farà.

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