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Home » Cronaca

Una ragazzina bullizzata annuncia la sua morte sui social e si toglie la vita

Immagine di copertina

In Australia è l'ennesimo caso nel giro di pochi giorni

“Una volta che me ne sarò andata, il bullismo e il razzismo si fermeranno”. Questo aveva scritto sui social qualche ora prima di togliersi la vita. Una ragazza di circa 15 anni, in Australia, si è suicidata perché vittima di bullismo. L’episodio è avvenuto il 10 gennaio 2019.

La vicenda

L’adolescente, che viveva nella zona occidentale dell’Australia, veniva insultata dai compagni di scuola per le sue origini aborigene. Non solo. Dopo un diverbio avuto con loro, la ragazzina non aveva più voglia di studiare e di tornare presso l’istituto. Amareggiata ha scritto un post su Facebook – dove solo un amico ha risposto – e poi si è impiccata nella sua camera da letto. È stata trovata, ormai morta, dal padre.

La madre, tra le lacrime, ha detto: “L’ultima volta che siamo viste stavamo parlando di quale colore avrebbe dovuto tingere i capelli, indecise sul blu o il viola.  Ma se avessi saputo che sarebbe stato il suo ultimo giorno, avrei fatto qualsiasi cosa per fermarla. Quante volte le ho detto: ‘Sono sempre qui per te?'”.

Anche gli amici della ragazza hanno espresso tutto il loro dolore. Su Instagram si legge: “La mia vista è offuscata dalle lacrime. Torna indietro, per favore”.

I casi simili

Il suicidio dell’adolescente non è il primo verificatosi nella zona. Nel giro di poco tempo sono stati registrati almeno altri tre casi, sempre di ragazzini aborigeni. Il ​​3 gennaio una ragazza di 15 anni è morta in un ospedale nel Queensland per autolesionismo. Altre due ragazze di 12 e 15, si sono tolte la vita tra il 4 e il 10 gennaio in varie zone dell’Australia. Un ragazzo di 12 anni, originario di Roma, sempre nel Queensland, è attualmente in condizioni critiche dopo aver provato a farla finita.

Secondo l’avvocato Hannah McGlade esiste un legame tra i suicidi nella comunità aborigena e la violenza domestica e le violenze sessuali sui minori. “L’anno scorso l’Onu ha evidenziato il livello di violenza contro le donne e le ragazze indigene in Australia e ha chiesto un piano d’azione nazionale specifico – ha spiegato McGlade – Ma le persone incaricate per attuare questo progetto non lo stanno facendo adeguatamente”.

LEGGI ANCHE: Massacro di Jonestown: il suicidio di massa più grande della storia moderna
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